Luoghi

Islanda #3 – Zuppa d’aragosta

Eravamo andati a letto dentro una nuvola, ci siamo svegliati allo stesso modo: immersi nel grigio. Sarà l’unico giorno della vacanza dal tempo veramente inclemente. La mattinata trascorre guidando fra paesaggi di cui non riusciamo a capire i confini, pianure di lava formate dai corsi d’acqua che colano dai ghiacciai che non vediamo, ma che ci sovrastano. Sono tutte propaggini del Vatnajökull, il più grande ghiacciaio d’Europa e terzo nel mondo.

Sotto questi ghiacciai ci sono vulcani attivi che ogni tanto provocano ulteriori sconquassi: gli islandesi chiamano jökulhlaup le disastrose alluvioni che seguono le eruzioni (l’ultima della zona è stata nel 1996), e noi passiamo effettivamente in luoghi pieni di strani cumuli di pietre nere ricoperti da spessi strati di quello che sembra muschio.

Alla nostra destra, perso nella nebbia, il mare; a sinistra, sopra le nostre teste, gradoni di roccia e lingue di ghiaccio.

0608 Costa sud - verso Skaftafell

Verso mezzogiorno, quando arriviamo nel Parco Nazionale di Skaftafell e le nuvole si diradano, riusciamo a vedere il fronte del ghiacciaio Skeiðarárjökull che scende fra le cime. La nostra meta, raggiunta dopo forse mezz’ora di sentiero, è Svartifoss, la cascata che fa il suo salto in un anfiteatro di colonne basaltiche nere.

Tanti altri sentieri percorrono il parco, e verrebbe voglia di fermarsi più giorni ad esplorare questo luogo fuori dal mondo, magari attendendo il bel tempo. Ma noi abbiamo ancora tanti chilometri da fare oggi, e ripartiamo.

0608 Svartifoss 02

La nebbia nasconde talmente il paesaggio che solo all’ultimo mi accorgo che è ora di fermarci a Jökulsárlón: una laguna dove il Breiðamerkurjökull va a frantumarsi in mille iceberg. Ho tentato due foto che credo diano l’idea del freddo barbino e dell’atmosfera che c’era, ma sicuramente il posto dà il meglio di sé nelle rare giornate di sole: un giro su Flickr a vedere di cosa si tratta è davvero consigliato.

0608 Jökulsárlón 03

Poi guidiamo fino a Höfn, dove passeremo la notte. Passeggiamo un po’, sferzati da un vento da brividi che ci fa battere i denti, mentre ragazzini in costume si buttano allegramente dagli scivoli della piscina locale. Piscina all’aperto. Noi resistiamo poco con questo clima, e ci rifugiamo al Kaffi Hornið: un caldo locale rivestito di legno dove faccio la conoscenza dell’aragosta, in forma di zuppa. Non dimenticherò mai quella bontà. Segue un bel piatto di agnello e decido definitivamente che la cucina islandese fa per me.
Höfn ospita a settembre anche un “festival dell’aragosta” che promette molto bene: un motivo in più per tornare in questa cittadina che con i suoi 2000 abitanti è praticamente la metropoli dell’Islanda del sud-est.

E dopo l’aragosta, riscaldati e satolli, possiamo andare a dormire sperando che durante la notte le nubi scompaiano.

Listen to: Emilíana Torrini – Sunny Road (video)

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