Luoghi

Islanda #4 – Zuppa di verdure

Ci svegliamo e le nuvole sono ancora lì.

Facciamo colazione in albergo con marmellata e cialde fatte da noi (a disposizione per tutti c’erano la pastella e la piastra ♥) e le nuvole sono ancora lì.
Ci mettiamo in macchina e le nuvole sono ancora lì, basse e incombenti, quasi una nebbia, che ci impedisce di vedere le cime e i fiordi che caratterizzano la strada di oggi.

Le nuvole non sono divertenti. Allora è venuto il momento di parlare delle pecore, vere signore e padrone dell’Islanda. Questi animali, qui particolarmente lanosi e boccolosi, sono la presenza più incombente del nostro viaggio.

Le pecore islandesi non possono lasciare indifferente alcun viaggiatore: loro ci sono sempre, ovunque, anche in posti apparentemente irraggiungibili. Si trovano in qualsiasi luogo dove ci sia dell’erba da mangiare: e se quest’erba è una piazzola di dieci metri quadrati ,circondata da chilometri e chilometri di pietre, ghiaccio, lava o deserto, loro sono lì.

E sono sempre in tre.
Le pecore si muovono, dormono, mangiano in gruppi di tre.

Lontane chilometri da qualsiasi fattoria, ed essendo animali lenti, dove passano la notte? All’addiaccio? E come fanno a tornare alla base per essere tosate e fornire la lana i famosi maglioni islandesi? Chi le recupera, e come? Ma soprattutto: come possono aver raggiunto da sole cime, passi, costoni così improbabili?
Siamo arrivati a immaginare aerei che spargono pecore (imballate tre a tre) e a ipotizzare che siano dei robot che controllano il territorio.

Ma torniamo a noi. Dopo questa digressione siamo ormai a mezzogiorno e finalmente, finalmente dopo una mattinata che minacciava di gettarci nello sconforto, comincia a fare capolino il sole.

Ci siamo persi qualche fiordo interessante, e quando le nuvole si diradano è tempo di deviare all’interno su una lunga strada sterrata che ci porta Egilsstaðir, la città più importante della regione: non è una meta particolarmente turistica, ma è lo snodo stradale da cui si raggiungono i fiordi orientali e il nord del Paese.

Cerchiamo di capire se è stata ultimata, e dove si trova, la diga di Kárahnjúkar, protagonista di uno dei progetti più controversi che abbiano mai interessato l’Islanda: una “grande opera” che da una parte permetterebbe un minimo di industrializzazione nella regione, fermandone così lo spopolamento; ma dall’altra comporterebbe una devastazione ambientale che è una novità totale in Islanda. Per andare oltre la mia semplificazione, c’è un documentario italiano che mi piacerebbe vedere, e qui ne parlano gli autori.

Passando velocemente sulla strada principale non vediamo segni della diga, e dopo una sosta a Egilsstaðir prendiamo una strada meravigliosa che si inerpica velocemente su per un passo e ridiscende fra prati e cascate verso il fiordo dove si trova Seyðisfjörður.

La guida ci aveva tentati parlando di un piacevole villaggio dall’aria bohèmien, e così è: soprattutto col sole caldo e l’aria limpida del primo pomeriggio estivo, Seyðisfjörður è un paesino colorato e raccolto dove si concentrano piccoli caffè, musei, atelier di artisti, botteghe di artigiani e un microcinema. Seyðisfjörður è anche il porto d’arrivo del traghetto della Smyril Line che fa la spola fra Norvegia, Danimarca, Isole Faroe, Scozia e Islanda, perciò è una cittadina molto animata per gli standard della zona.

A noi è piaciuto rilassarci crogiolarci al sole e rilassarci ai tavoli all’aperto del caffè dell’Hotel Aldan, un vero gioiellino immacolato dall’arredamento vintage, in compagnia di un tè e di una fetta di torta. Poco più in là, sul set di un videoclip, gente vestita in modo strano inscenava una bizzarra festa di compleanno…

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Poi, dopo una quarantina di chilometri e un paio di fiordi, ci spostiamo a Neskaupstaður, altro porto immerso in un paesaggio da sogno. Fra le cose degne di nota: lungo la strada, la fonderia di alluminio dell’Alcoa che viene alimentata dalla summenzionata diga, che ha fatto raddoppiare la popolazione della regione e incombe sul fiordo; un pauroso tunnel a senso unico, metà in salita e metà in discesa, per arrivare a Neskaupstaður; i gusti metallari della popolazione locale, a giudicare dai prodotti offerti dal negozio di cd e strumenti musicali, e dai macchinoni personalizzati che girano. Gente che mi sta simpatica.

Finiamo la serata con una zuppa di verdure (saporita! ma che spezie ci mettono, così buone?) e ritirandoci nella nostra stanza vista fiordo.

Listen to: Reykjavik! – You Always Kill (mp3)

0708 Neskaupstaður

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