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Islanda #5 – Zuppa di verdure, ancora

Quinto giorno in Islanda, e oramai siamo a metà vacanza.

La tappa di oggi è molto lunga: da Neskaupstaður dobbiamo arrivare ad Akureyri, e sono più di 300km. Dobbiamo anche fare una tirata di 200km prima di arrivare nel luogo in cui abbiamo deciso di spendere la maggior parte del tempo, e cioè la zona del lago Mývatn, talmente piena di cose da vedere che ci si potrebbe passare una settimana.

0808 Námaskarð 07

Il “lago dei moscerini” (questo il significato del suo nome) di per sé è un paradiso del birdwatching, e per di più si trova in una zona di intensa attività vulcanica, proprio sopra la dorsale medio-atlantica. Questo significa che le forze della terra (che qui è terra giovanissima) qui hanno formato cose strabilianti quali il lago stesso, montagne, vulcani dormienti o attivi, pseudocrateri che sembrano delle bolle che si sono pietrificate quando erano sul punto di scoppiare, fantastiche cattedrali di lava, fumarole, solfatare, pozze di fango ribollente, azzurrissime piscine termali. Insomma, alcune delle caratteristiche più spettacolari dell’Islanda concentrate in pochi chilometri.

Per la prima volta ci allontaniamo dal mare e attraversiamo prima verdi pascoli e poi altopiani desertici; poi finalmente la nostra meta si preannuncia con un vasto campo pietroso da cui vediamo uscire sbuffi di vapore.

Parcheggiamo lungo la strada e scopriamo che siamo arrivati all’area geotermale di Hverir, vicino al passo di Námaskarð: la leggenda dice che questa sia la cucina del diavolo, e non è difficile capire perché. I fianchi delle montagne fumano, il suolo diventa rosso e poi giallo, e infine si aprono pozze di roccia fusa grigio-azzurra che ribolle ed emana vapori sulfurei. Alcune fumarole fischiano come enormi bollitori e l’aria è calda e sa di uova marce. Sicuramente uno dei posti più spettacolari e unici che abbia mai visto.

0808 Dimmuborgir 01Oltre il passo, si scende subito al lago e al piccolo villaggio di Reykjahlid, e a pochi chilometri c’è un’altra popolarissima meta del turismo islandese: Dimmuborgir (la “fortezza oscura”), sempre prodotto della millenaria attività vulcanica del luogo. Si tratta di formazioni di lava nera, guglie, archi e pinnacoli circondati da una vegetazione di betulle nane. Un vero labirinto in cui si dipanano tantissimi sentieri che sarebbe bello esplorare per giorni… magari in tranquillità, visto che i percorsi più battuti sono meta della maggiore concentrazione di turisti che abbiamo visto finora.

La giornata è bellissima, anche perché siamo un una delle località d’Islanda più riparate dalle nubi e dalle pioggie, fermate dai ghiacciai del Sud. La temperatura è mite e noi decidiamo che è l’ideale per un bagno nelle sorgenti calde.

Siccome non avremo tempo per visitare la famosissima Blue Lagoon vicino a Reykjavik, vogliamo goderci il suo omologo in miniatura, ma ugualmente bello e rilassante. Entriamo nelle pozze circondate da rocce nere e fumanti e l’acqua è a 38°, opaca e azzurrissima. Volendo si possono anche fare saune, massaggi e trattamenti di bellezza, ma a noi basta sguazzare in questo paradiso per un paio d’ore.

Riposati e felici, facciamo gli ultimi 100km verso Akureyri e l’albergo. Passeremo due notti qui. Akureyri è la seconda città d’Islanda e conta ben… diciassettemila abitanti e rotti. Ma c’è tutto: scuole, università, un giardino botanico, un centro cittadino con negozi e ristoranti. Esploreremo tutto meglio domani pomeriggio; stasera gustiamo un’altra ottima zuppa di verdure e poi, visto il freddo, ci rintaniamo nel caldo Café Paris: fuori blu e rosso, dentro rivestito di legno e pieno di atmosfera, questo locale offre tè, caffè, bevande, pasti leggeri e meravigliosi dolcetti, muffins, torte e biscotti.

Decidiamo all’istante che ci torneremo domattina per fare colazione, prima di passare un’altra giornata al lago Mývatn per nuove esplorazioni.

Listen to: Biggi – Drug of Choice (e tanti altri mp3)

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2 thoughts on “Islanda #5 – Zuppa di verdure, ancora

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