Luoghi

Islanda #6 – Zuppa di frutti di mare

Oggi giornata rilassante: ci svegliamo ad Akureyri e ci addormenteremo nello stesso posto, facendo solamente 200km in auto fra andata in tutto. A questo punto del viaggio ci vuole una giornata calma -se così si può definire, dal momento che visiteremo la caldera di un vulcano che potrebbe esploderci sotto i piedi senza preavviso. Ritorneremo infatti nella zona del lago Mývatn: è ancora piena di cose da vedere. Prima però, come promesso, ci concediamo una colazione a base di cappuccino e muffin nell’adorabile Café Paris.

Islanda - Akureyri, Café Paris

Oggi esploreremo il sistema del Krafla: una estesa zona vulcanica di cui il giorno precedente avevamo già visto qualche “effetto speciale”, come i fanghi bollenti e le fumarole di Hverir. Da lì ci addentriamo in un’ampia valle occupata da una centrale a energia geotermale, e subito dopo saliamo su un altopiano che risulta a dir poco tormentato dalle forze della terra: nei secoli ci sono state (e continueranno a esserci) eruzioni su eruzioni, l’ultima delle quali nel settembre del 1984, dopo circa dieci anni di sconquassi vari.

Per prima cosa saliamo sul cratere del vulcano Víti, con il suo azzurrissimo lago: sembra che la Lonely Planet consigli di fare il bagno nelle sue acque tiepide – e infatti ho portato il costume – ma non trovo davvero modo di scendere. O meglio, forse si può rotolare giù, ma vedo la risalita alquanto ardua. Zampettando in zona troviamo un piccolo cratere gemello, con laghetto annesso, più accessibile: forse è questo quello a cui si riferisce la guida, ma il sentiero segnato se ne discosta, e visto che in giro ci sono altre zolfatare e zone dove il suolo è molto sottile e caldo, decidiamo che non è prudente tentare il bagno. Peccato!

Islanda - Víti

La vista che si gode da qui è comunque bellissima, ed lo sguardo abbraccia anche la zona che visiteremo tra poco: un altro mare di lava che si estende a perdita d’occhio sull’altipiano, con lingue nere che – leggeremo poi – si insinuano ancora per 30km a nord, fra valli e ghiacciai.

Un luogo che potrebbe ricordare Dimmuborgir, ma che è visibilmente più giovane: arrivandoci, constatiamo che la terra è “appena fatta”, fuoriuscita dalla dorsale medioatlantica in tutta la sua gloria. Spaccature nel suolo emettono vapore, e nessun tipo di vegetazione è ancora riuscito ad attecchire. Insomma, visitiamo il luogo di un’eruzione più che recente, un vero inferno di pietre nere e terra rossastra.

Scherziamo sul fatto che, almeno qui, non c’è traccia di pecore. Errore. Dovremmo avere imparato a non dubitare mai dei poteri demoniaci delle pecore islandesi, e infatti, su un fazzoletto d’erba circondato da lava e crepacci, ne incontriamo due, che ci lanciano uno sguardo di muto rimprovero per la nostra poca fede.

Islanda - KraflaIslanda - KraflaIslanda - Krafla

Cerco di immaginare quali cataclismi possano succedere da queste parti: per la mia e la vostra gioia l’ultima eruzione ha potuto essere fotografata e documentata, e in rete si può trovare molto materiale. Mi hanno colpito alcune immagini (da questa in poi) su Flickr: il fotografo si trovava lì durante una tempesta di neve, quindi – anche se non sono particolarmente spettacolari – sono state scattate in un momento decisamente emblematico di quali sorprese possa riservare l’Islanda.

Per pranzo organizziamo un picnic con vista del lago Mývatn, e poi ci avviamo per tornare ad Akureyri in modo da visitarla prima che tutti i negozi chiudano (in Islanda la maggior parte tira giù la saracinesca alle 18.00), perché vogliamo fare alcune spese. Sulla strada del ritorno ci aspetta una sosta a un’altra grande attrattiva della zona, e dell’Islanda intera: la famosa cascata di Goðafoss. “La cascata degli dei” si chiama così perché un importante islandese dal nome e dal ruolo impronunciabili e inscrivibili (vedi voce wiki) intorno all’anno mille vi gettò le statue degli idoli pagani, facendo dell’Islanda una nazione cristiana.

Anche questo è un posto spettacolare, e ancora una volta notiamo come molte attrattive incredibili di questo Paese si trovino praticamente a portata di mano (e di auto), sempre: le vedi spuntare da dietro una curva, o svelarsi lentamente nella nebbia, e sono lì nella loro grandezza. Non c’è che da accostare e ammirare.

Islanda - Cascata di Goðafoss

Soddisfatti, torniamo placidamente ad Akureyri, a fare i turisti e a bighellonare fino all’ora di cena. Scegliamo un ristorante e andiamo sul sicuro col menu: zuppa di aragosta e frutti di mare (non eccelsa come la prima che abbiamo gustato, ma comunque ottima) e un piatto di carne e patate. Yum! C’è da segnalare che in questo posto, per la prima volta in Islanda, notiamo che si serve carne di balena. Ebbene sì, qui la mangiano. E anche molti Islandesi che non la mangiano, per orgoglio nazionale, sono comunque decisi a difendere la tradizione contro il resto del mondo che vorrebbe bandire la caccia ai cetacei. Se, però, gli islandesi entreranno nell’Unione Europea i cartelli “si serve carne di balena” quasi sicuramente spariranno.

Altra nota sulla serata ad Akureyri riguarda il “runtur”. Che sarebbe il pub crawl, la movida di Reykjavik, il saltare di pub in pub, di locale in locale. La versione di Akureyri del runtur – dice la guida – prevede che questo si svolga in auto, con i maranza locali che girano in tondo per le due strade del centro, sfilando sui macchinoni dalle grosse ruote e dal motore rombante che gli islandesi amano tanto. Ora, di auto decisamente “pimpate” ad Akureyri ne abbiamo viste tante, però parcheggiate. Si è segnalato solo una specie di runtur solitario, di un tizio a bordo di un megafuoristrada, che è sfilato più volte rombado. Altri suoi connazionali, seduti ai tavolini dei bar, sembravano sbertucciarlo alla grande.

E così, satolli anche stasera e un malinconicamente consapevoli che la fine della vacanza è più vicina del suo inizio, ci avviamo a nanna.

Listen to: My Summer As A Salvation Soldier – ActivismV2

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