Luoghi

Cascate e maglioni – Islanda giorno 3

È il terzo giorno e finalmente ci addentriamo in una zona che l’anno scorso non abbiamo visitato. Percorreremo l’ovest dell’Islanda fino a Budardalur, la nostra porta d’ingresso per i Fiordi Occidentali, allontanandoci dalla costa e facendo una bella deviazione nell’ampia valle del fiume Reykjadalsá, dove ci attendono un paio di belle cascate.

Da Nesjavellir percorriamo strade tranquille, ogni tanto sterrate. Ci sono diversi laghi, e spuntano come funghi le minuscole casette di legno dove moltissimi islandesi trascorrono vacanze e weekend. Reykjavik è comunque ancora molto vicina, il paesaggio è dolce e -per gli standard islandesi, ovviamente- abbastanza popolato. Pecore e cavalli però la fanno da padrone sulle strade.

Ci fermiamo a Reykholt, popolazione 60, piccolo centro dominato dai resti della fattoria (ora museo) di Snorri Sturluson, poeta e storico medievale. La nostra meta della mattinata sono le cascate di Hraunfossar e Barnafoss, meno potenti di altre in Islanda ma molto scenografiche. Pochi chilometri più avanti la strada diventa una pista che attraversa campi di lava e va verso i ghiacciai, ma noi non ci spingiamo fin là.

Voltiamo la macchina e ci dirigiamo di nuovo verso il mare, che raggiungiamo a Borgarnes. Con 2000 abitanti è una vera città. Ci sono stazioni di servizio, tavole calde, negozi, un museo e un supermercato, perciò è da considerarsi una vera metropoli. Ne approfittiamo per un pranzo sanissimo a base di hamburger e patatine con abbondante salsa cocktail, offerto da una catena locale.

Riprendiamo la strada verso nord, che a un certo punto attraversa un grande campo di lava ricoperto di muschio e dominato da un paio di coni vulcanici: siamo a Bifröst, che però non è conosciuta solamente per le sue particolarità geologiche. Ci sorge un campus universitario di considerevoli dimensioni, dove si studiano legge ed economia. Ci chiediamo a chi possa essere venuta l’idea di fondare un’università in un campo di lava lontano da tutto, e che tipo di vita facciano studenti e professori in quel posto.

Più avanti, dopo aver salito e disceso un passo, la strada si biforca: la numero 1 piega a est per Akureyri, ma noi proseguiamo verso nord, per Laugar i Saelingsdal, dove sorge il nostro hotel. Prima però facciamo una sosta non programmata, perché a Budardalur vediamo un negozio di maglioni. Lo cerchiamo fin da quando siamo scesi dall’aereo. Non che trovare un negozio di maglioni sia un problema in Islanda: ce ne sono un sacco, in aeroporto, a Reykjavik e in ogni località turistica, e propongono i tipici -e costosi- maglioni di lana di diversi colori, decorati intorno al collo. Noi però volevamo qualcosa di lontano dai soliti circuiti, per risparmiare qualcosina.
E a Budardalur troviamo quello che cerchiamo: una piccola rivendita dove le nonnine del paese portano i loro capi fatti in casa. Pezzi unici, una sola taglia per modello, una scelta non sterminata, ma a noi va più che bene: costano la metà di quelli che si trovano nella capitale e sono molto belli. E così, per affrontare i Fiordi dell’Ovest, siamo muniti di maglioni caldissimi e quasi idrorepellenti, fatti con la lana delle fiere pecore d’Islanda.
Per farvi un’idea di come sono questi capi tradizionali, quasi una divisa nazionale per gli islandesi, guardate la gallery di Rebekka Guðleifsdóttir, che oltre a sferruzzarli di persona è anche una fantastica fotografa.

Arriviamo in albergo presto; ci siamo già stati l’anno scorso e sappiamo che c’è un bel biliardo ma -delusione- non ci sono più stecche e palline. Probabilmente hanno appena aperto (è il 14 giugno, l’intera catena degli Edda è attiva solo dall’11), stanno ancora facendo dei lavori, e non tutto è a posto. Quindi ripieghiamo sulla straziante partita dell’Italia contro il Paraguay in sala tv.

Finito il primo tempo decidiamo che è molto più interessante dedicarsi alla cena: stasera mi tratto bene con zuppa di cipolle, arrosto d’agnello e una torta calda di lamponi raccolti nei boschi appena fuori.

Quella di oggi è stata una tappa di tutto riposo, ed è un bene: ci servirà essere in forze per quella lunga e impegnativa che ci aspetta domani. Destinazione Ísafjörður, la capitale dei Fiordi proprio in cima all’Islanda -e al mondo che finora ho conosciuto.

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