Luoghi

Buche, polvere e scultori pazzi – Islanda giorno 4

Eccoci finalmente. Oggi ci addentriamo nella regione dei Fiordi Occidentali, il vero motivo per cui quest’anno siamo tornati in Islanda. La più remota, dove anche la strada principale è in gran parte sterrata e fa dentro e fuori dai fiordi e su e giù dai passi. Chi viene qui deve aspettarsi montagne a picco sul mare, acque dai colori incredibili, neve a basse quote anche d’estate. Freddo e vento, ma anche spiagge di sabbia dorata che, non fosse per la temperatura, farebbero pensare a ben altri lidi. Uccelli incazzosi. Pesce lasciato a essiccare in giro. Solitudine e silenzio. E gente pazza.

La giornata sarà impegnativa: più di 400 chilometri per arrivare a Ísafjörður, la città più importante della regione, poco sotto sopra il 66° parallelo. Dobbiamo essere in forze e quindi approfittiamo abbondantemente della colazione dell’hotel Edda: facciamo il pieno di ottime cialde fatte da noi al momento con il provvidenziale arnese (lo voglio!), abbinate burro e marmellata.

Selardalur 01 - L'Alhambra di Samuel JonssonPiù di metà della distanza è da coprire su sterrato: la nostra cartina è fedele e dettagliata in questo senso, ma mancano curve di livello e indicazione delle altitudini. Per questo l’impatto con i primi, alti, passi che incontriamo, nella frastagliata costa sud dei Fiordi, è piuttosto duro. Unito ad alcuni lavori stradali che rendono il fondo ancora più difficile, queste condizioni, a un certo punto, ci fanno rinunciare all’idea di una scorciatoia impegnativa per concerderci una novantina di tranquilli chilometri su asfalto. Le nostre schiene ringraziano. Siamo dalle parti di Látrabjarg, che segna il punto più occidentale d’Islanda. La Groenlandia è a circa 300 chilometri da qui. Noi però non visitiamo questa penisola, pur molto consigliata dalle guide, e le sue spiagge e scogliere dove nidificano i famosi pulcinella di mare (in inglese puffins, o lundi in lingua locale, o Fatercula artica).

La nostra meta della mattinata (o meglio, del primo pomeriggio), è meno spettacolare ma più insolita. E serve a mettere un altro segno di spunta alla lista dei posti assurdi che compaiono in Heima, il documentario sul tour islandese dei Sigur Rós. Si tratta di Selárdalur, una valle sperduta sulle rive dell’Arnarfjörður: per arrivarci, dal piccolo villaggio di Bíldudalur (pop. 233), ci sono 25 chilometri di strada sterrata e senza protezioni, spesso a picco sul mare. A volte si attraversa qualche piccola pianura: da una parte l’erba verde brucata dalle immancabili pecore, dall’altra la sabbia gialla e l’acqua verdissima. Il tempo è spettacolare: l’orizzonte è chiuso da nuvoloni neri, ma proprio sopra di noi si aprono squarci che illuminano il paesaggio a chiazze, con un effetto incredibile. Il silenzio è totale, la presenza umana ridotta al minimo (segnali per fattorie che non si vedono, qualche cottage per le vacanze), il senso di solitudine immenso.

Selardalur 02 - L'Alhambra di Samuel Jonsson

E in questo luogo pazzesco, là dove il fiordo quasi diventa mare aperto, poteva abitarci solo gente matta. Come Samuel Jonsson. Questo signore si ritirò qui nel 1958, all’età di 72 anni. A quel punto decise che aveva voglia di fare lo scultore. Si procurò -non so come- del cemento e costruì quella che, nelle sue intenzioni, doveva essere una copia dell’Alhambra di Granada, con tanto di fontana, leoni, e varie altre figure dalla simbologia oscura. Il suo modello era una cartolina. Risultato: il luogo più assurdo sulla faccia della terra dove finora io sia mai stata. Penso che il video dei Sigur Rós possa far capire perché ci tenevamo tanto ad andarci (tenendo conto che sì, è vero, siamo un po’ strani), e siamo stati felici di aggirarci in questo posto con i nostri fantastici maglioni islandesi.

Ripercorsi i 25 chilometri per Bíldudalur, ci rilassiamo brevemente su una strada asfaltata per poi riprendere lo sterrato. In buone condizioni, ma il tratto è lunghissimo. Il paesaggio è sempre impressionante, perché si incontrano il mare e le montagne, con dirupi alti anche mille metri. Siamo in una zona geologicamente calma, per essere in Islanda: dovrebbe essere la più antica del Paese, e quindi la più stabile. Ma anche qui il fuoco, l’elemento chiave in Islanda, è ben presente. Scalda infatti decine di piscine naturali, alcune lasciate allo stato di pozza, altre per le quali sono state costruite vasche e rudimentali capanne per cambiarsi. Purtroppo inizia a scappare qualche goccia, altrimenti ci fermeremmo in una di queste, che improvvisamente fa capolino da dietro una curva.

La cascata DinyandiAnche perché la strada è lunga: dobbiamo superare un passo che non ci aspettavamo così lungo e alto, con chiazze di neve a pochi metri. Poi scendiamo velocemente a Dinyandi, alta cascata che si distende sulle rocce formando un bellissimo ventaglio d’acqua: il tempo tiene, ma abbiamo tempo solo di scattare qualche foto e ammirare come sia tenuto bene lo spiazzo di uno dei tanti campeggi liberi di questa regione.

Facciamo ancora un bel po’ di dentro e fuori dai fiordi. Mentre facciamo i complimenti alla nostra macchina per come si sta comportando, ecco un bello schiaffo morale: superiamo una fantastica Due Cavalli d’epoca, rossa e dipinta a pois neri, con targa tedesca. La coppia che la guida merita tutto il nostro rispetto, perché la difficile strada che stiamo percorrendo è l’unica possibile. Chapeau!

E dopo ore di salite, discese, mare, montagna, buche e vento, ecco l’ultimo ostacolo prima della meta finale: un pauroso (per me, io li odio) tunnel a corsia singola, con tre rami, che sbuca vicino all’agognata Ísafjörður. Asfaltato, per fortuna; collega la “capitale” dei Fiordi ai villaggi intorno e al tratto della strada 60 più battuto dai veicoli, quello che percorre il nord-ovest della regione e si ricollega alla Ring Road molto più a sud. Il tunnel risale agli anni ’90, perciò posso solo immaginare quanto fossero isolate da tutto e da tutti le comunità di questa zona, prima della sua costruzione.

La valle che scende a Ísafjörður è molto ampia, e conduce a un golfo ben protetto e chiuso da una lingua di ghiaia, sopra la quale sorge questa cittadina di 2.700 abitanti. Quasi una metropoli. Il porto è molto attivo già del ‘700, e ci sono un piccolo aeroporto, scuole, ufficio postale, supermercati, negozi, ristoranti, panetterie, caffè… Davvero un luogo piacevole dopo le asprezze dei fiordi intorno. Siamo un po’ distrutti, quindi la esploreremo meglio domani: dopo una cena come al solito a base di ottima zuppa e pesce, è tempo di rientrare in albergo godendoci lo splendido sole che illumina la nostra passeggiata serale.

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5 thoughts on “Buche, polvere e scultori pazzi – Islanda giorno 4

    1. Grazie Luca! Pian piano racconterò tutto il viaggio (e rimetterò online quello dell’anno scorso), e non c’è bisogno di dire che ho sempre voglia di tornare: non abbiamo visto l’interno e ci manca qualcosa del nord. Ma anche solo qualche giorno a Reykjavik fuori stagione non sarebbe male. L’ostacolo sono sempre i costi del biglietto aereo e soprattutto del noleggio auto :(

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