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Uccelli assassini e merluzzi prelibati – Islanda giorno 5

Ho già detto che i tunnel mi fanno paura, vero? Quei tunnel a una sola corsia, dove se incroci qualcun altro devi sperare che ci sia una piazzola nelle vicinanze; oscuri; metà in discesa e metà in salita. Il tunnel di Ísafjörður, poi, è pure tripartito, per raggiungere tre fiordi diversi. Un incubo. Avevo detto che non avrei mai ripetuto l’esperienza: ebbene, oggi ci passeremo tre volte. Ma ne varrà la pena.

Bolungarvik - Il faroGiornata tranquilla per riprenderci dalle fatiche di ieri e prepararci a quelle di domani. Parola d’ordine: bighellonare intorno a Ísafjörður, esplorando i villaggi di pescatori intorno. Ma non prima di esserci rifocillati con caffè e dolci in una deliziosa panetteria. Così ce ne andiamo felici a Bolungarvík, là dove l’Ísafjarðardjúp -il principale fiordo della regione, “padre” di svariati fiordi più piccoli- finisce in mare aperto. È ufficialmente il posto più settentrionale dove sia mai stata. Questo luogo è più o meno alla fine del mondo, ma è abitato da secoli e secoli (o almeno, per secoli e secoli lo è stato d’estate) per via del mare molto pescoso. Ci sono i resti di un villaggio di pescatori e un faro, ed è qui che è ambientato il film Nói Albínói. La strada per arrivarci è panoramica, ma in alcuni punti il guardrail è deformato dalla caduta di grossi massi dalla montagna che ci sovrasta: è comprensibile come mai sia in costruzione una nuova galleria che collegherà Bolungarvík a Ísafjörður.

La prossima tappa (dopo il tunnel spaventoso) è un altro villaggio dove l’attività principale è la pesca:  Suðureyri ha deciso di basare il suo sviluppo, anche turistico, su un’industria del pesce di tipo sostenibile. La pesca è basata su metodi tradizionali, e così i processi di trasformazione del pescato. I visitatori possono sperimentare tutto questo grazie a un progetto che coinvolge tutta la comunità, e che sta realmente dando una prospettiva a una zona un tempo isolata e in via di spopolamento. Quando arriviamo noi, però, non è molto il caso di uscire in mare: c’è un vento gelido e fortissimo, e resistiamo poco a esplorare il villaggio e il suo stretto fiordo.

Flateyri - Merluzzi essiccatiImbocchiamo di nuovo il tunnel, e stavolta usciamo a sud, a Flateyri. La guida dedica poco spazio a questo piccolo centro, ma per noi Flateyri e i suoi abitanti si aggiudicano il premio simpatia del viaggio. Ci sono un sacco di cose curiose da vedere: merluzzi lasciati essiccare in modo tradizionale, una libreria vintage, un cranio di balena nella piazza principale. Questo insediamento ha anche una storia drammatica: a metà degli anni ’90 fu in parte distrutto da una valanga, che uccise diverse persone. Ora sul pendio della montagna sono stati costruiti dei sistemi per incanalare le slavine, e d’estate, quando crescono fiori e piante, viene disegnato un gigantesco “smile” fra la vegetazione (e si vede in questa foto, in grande). Il villaggio è pieno di ottimi cartelli che spiegano la storia di ogni singola costruzione e punto di interesse, e la sua storia è relativamente lunga, legata alla pesca.
E proprio in un vecchio deposito per l’olio di aringa, una costruzione cilindrica di cemento grigio, troviamo una sorpresa: Tankurinn è una sala prove e uno studio di registrazione dove sono passati un bel po’ di nomi della scena musicale islandese. Ciliegina sulla torta: davanti a questa costruzione c’è un laghetto completo di barchette colorate che fluttuano, e fra queste un modellino del Titanic con tanto di iceberg.

Amiamo gli abitanti di Flateyri, ma abbiamo fame! E non sembra esserci nessun locale aperto. Decidiamo quindi di tornare a Ísafjörður (tunnel, per l’ultima volta) e, nella stessa panetteria che ci ha servito la colazione, ci scaldiamo con un’ottima zuppa di funghi. Poi, visto che il sole è tornato a splendere, ci dirigiamo verso est, sulla strada che domani percorreremo con una lunga tirata: è l’occasione giusta per vedere qualcosa con calma, e la costa è davvero bellissima. Ci fermiamo a Súðavík, che non offre molto se non una splendida vista sul suo fiordo. Vogliamo dirigerci verso una bella spiaggia popolata da una colonia di uccelli, ma è una pessima idea: sono nel periodo di nascita dei piccoli, e questi teneri ed eleganti volatili bianchi fanno in fretta a trasformarsi in feroci pennuti assetati di sangue. Appena ci avviciniamo si levano in volo facendo baccano, e quando oltrepassiamo il loro limite di sicurezza ci fanno capire che ci aspetta una sorte orribile, provando ad attaccarci in picchiata. Meglio arretrare.

Sudavik

E meglio anche tornare a Ísafjörður: non l’abbiamo ancora visitata bene. Con il sole sempre alto, anche se ormai è pomeriggio inoltrato, bighelloniamo fra le case colorate del centro, completo di negozi, caffè, ristoranti e un ottimo centro informazioni. Il porto è molto grande e vivace, e vi sorge un bel museo sulla storia e sulle tradizioni della città. Ma quando arriviamo è già chiuso. Quello che è aperto però è Tjöruhúsið, il locale dove avremo una fantastica esperienza culinaria! In questo ristorante, tutto di legno, i tavoli sono collettivi, e non c’è un menu cartaceo: in cucina si prepara al momento ciò che è stato pescato in giornata. Un po’ la giovane cameriera fa confusione, un po’ è difficile capire le traduzioni inglesi dei nomi dei pesci, fatto sta che ordiniamo “zuppa e stufato di pesce” e ci arriva qualcosa di un po’ diverso. Ma meglio, molto meglio così. Perché iniziamo appunto con lo stufato di merluzzo, ma come starter, davvero ottimo. E poi ci viene servita una padella fumante contenente pomodori, patate, e un sublime filetto di pesce (sempre merluzzo?) impanato e fritto. Non ho fatto nessuna foto perché troppo impegnata a gustare queste prelibatezze, ma Alda Kalda, autrice dell blog Iceland Weather Report mi ha concesso una sua immagine per illustrare tanta bontà.

Padellata di merluzzo a Isafjordur
Courtesy of Alda Kalda, http://www.flickr.com/photos/icelandhike2005/

Il tutto accompagnato, come sempre, da abbondante pane imburrato e per meno di 20 euro a testa. Da non mancare se vi trovate da quelle parti. Una bella passeggiata, sempre nel sole, per smaltire la cena, e poi a nanna: domani sarà il nostro ultimo giorno nei Fiordi Occidentali, e ci aspetta un altro percorso bello tosto.

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