Cuore di bibliotecaria · Immagini

La storia a colori

Oggi il sempre spettacolare blog fotografico The Big Picture presenta una gallery di immagini a colori scattate in Russia fra il 1909 e il 1912: Russia in color, a century ago. Si tratta di materiale della Library of Congress, che fa parte della mostra The Empire That Was Russia, con materiali della collezione Prokudin-Gorskii.

Sono sempre affascinata dalle rare fotografie a colori che risalgono a quelle epoche che noi finiamo sempre per immaginarci in bianco e nero, perché siamo influenzati da i film e dalle immagini monocromatiche che ovviamente erano le più diffuse. Il bianco e nero è affascinante, ma dà sempre un senso di distanza, spaziale e temporale. I colori, quelli di allora, restituiscono invece un’immediatezza che nessuna ricostruzione, per quanto accurata, può darci.

Partire da Russia in color fa venire voglia di farsi un giro in The Commons, il magnifico progetto di Flickr con cui musei, biblioteche e istituzioni culturali di tutto il mondo condividono i loro archivi fotografici. Pronti per essere goduti in tutto il loro splendore, e in attesa dei contributi degli utenti: chiunque può avere informazioni su dove e quando è scattata una foto, su cosa ritrae, sulla sua storia.

Il progetto pilota di The Commons partì nel 2008 proprio con la Library of Congress. Una delle prime collezioni online, e che è sempre la mia preferita, fu 1930s-40s in Color: l’America della Grande Depressione e della seconda guerra mondiale non mi è mai sembrata così vicina. Mi emoziono sempre con i meravigliosi scatti delle donne impegnate in fabbrica mentre gli uomini erano al fronte: intense e impeccabili per composizione, uso dell’illuminazione, qualità fotografica. Sono preparate e studiate in ogni dettaglio, ma raramente ho trovato testimonianze che riuscissero a farmi immergere così bene in un’epoca ormai consegnata alla Storia. Sono felice di poterne riportare una in questo post, per via della mancanza di restrizioni note sui diritti d’autore: anche questo è un aspetto molto interessante da approfondire.

The Commons è aperto, in evoluzione, e sono sempre di più le istituzioni che aderiscono. Nessuna è italiana. Quand’è che qualcuno si sveglierà anche qui?

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