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Buon plokkfiskur a tutti

Il plokkfiskur di Smallestbones, su Flickr

Siccome il cotechino con le lenticchie non mi piace, quest’anno per la cena del 31 ho deciso per uno stufato di pesce all’islandese: il plokkfiskur. L’ultimo che ho mangiato è stato a Ísafjörður, in una bella capanna di legno, ed era fatto con il pesce pescato quel giorno.

La mia è una pallida imitazione, ma l’ho appena assaggiato e sono più che soddisfatta: lo metto via per domani, quando lo abbinerò ad altro pesce di secondo. Il plokkfiskur una volta era come la polenta per i nostri bisnonni, cioè si mangiava tipo… sempre. Oggi è molto usato come starter, ma occhio: ci sono dentro un bel po’ di patate e di burro e di latte, quindi meglio limitarsi con la quantità. Se invece lo volete mangiare come piatto unico o principale, abbondate pure, e, sempre all’islandese, piazzateci sopra una fetta di formaggio da far sciogliere in forno sotto il grill. Poi salutatemi il vostro colesterolo.

Per 4 persone (come starter)
300g di patate
300g di filetti di merluzzo (o altro pesce simile)
300ml di latte intero
40g di burro
1 scalogno, o 1 cipolla
2 cucchiai di farina
sale, pepe, prezzemolo

1. Lessare le patate in acqua non salata, finché sono morbide ma non disfatte, tagliarle a tocchetti e mettere da parte.

2. Lessare i filetti di merluzzo (scongelati) per una decina di minuti, e mettere da parte anche loro, tenendo via una tazza dell’acqua di cottura, sempre non salata.

3. In una casseruola fare imbiondire lo scalogno tritato finemente nel burro; aggiungere la farina e mescolare, per ottenere un roux da rendere cremoso con il latte, versato lentamente.

4. Alla crema aggiungere le patate a tocchetti e i filetti di merluzzo, da disfare in fiocchi. Qui può servirvi l’acqua di cottura del pesce, se volete ammorbidire man mano il tutto. Il livello di cremosità e di disfacimento è a piacere, alcuni preferiscono sentire in bocca dei pezzi consistenti di patata e merluzzo, ad altri piace una crema più fine: a vostro gusto.

5. Aggiustare di sale e di pepe. Guarnire con una spolverata di prezzemolo tritato.

6. Servite con delle fette di pane di segale, o di semplice pane tostato.

Domani scaldando il plokkfiskur aggiungerò un goccio di latte. Avevo pensato anche a un filo d’olio, ma certo non sarebbe molto islandese… o forse nello spirito sì, perché gli islandesi non si fanno nessun problema per le contaminazioni culinarie. Come avete letto è un piatto semplicissimo da preparare, e potete andare a occhio con le dosi senza che succedano tragedie: lo dimostra la videoricetta che vi linko, che presenta una versione senza latte – How to Make Plokkfiskur: an Icelandic Plokkumentary (featuring a Mother-in-Law) from Iceland on Vimeo. Enjoy

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