Cose giuste · Cuore di bibliotecaria · Musica

Oggi è il Record Store Day

Vitaminic sta pubblicando da qualche giorno dei bei post sul Record Store Day, la giornata che celebra in tutto il mondo il piacere di fare acquisti nei negozi di dischi.

Nella mia città, a pochi chilometri da Milano, di negozi di dischi ce ne sono -e ce ne sono sempre stati, da che ho memoria- due. Sono secoli che non ci compro niente. In uno faccio sempre un salto per i regali natalizi; l’ultima volta ho chiesto se avevano Libro Audio, e la signora mi ha risposto “Mi spiace, non teniamo gli audiolibri”. Avrei voluto dirle “Veramente è un album dei Uochi Toki”, ma ho lasciato perdere: mi avrebbe risposto che non tengono giocattoli. Questo è uno dei (vari) motivi per cui, in effetti, di dischi ne compro pochi; e se li compro, li compro su Play.com o alle bancarelle dei gruppi, dopo i concerti -a questo ci tengo, e molto.

Però tanti anni fa i dischi li compravo. I primi anni della mia adolescenza sono trascorsi in un mondo dove i modem 56k facevano buffi rumori, internet si pagava parecchio (ah, l’ansia dello scatto ogni quarto d’ora), e per di più navigare voleva dire tenere occupata la linea telefonica. Per scaricare una canzone -una- da Napster ci volevano giorni, e a volte dovevi chattare con chi condivideva il file per pregarlo di restare connesso ancora un po’, please, mi mancano solo pochi minuti per terminare il download. Quindi, per ascoltare musica c’era ancora un solo modo: comprare i dischi, le cassette, i cd.

Rhythm Records DublinQuando questi ultimi presero il sopravvento, costavano quello che costano oggi: cioè troppo per le tasche di un’adolescente. E allora, una volta l’anno, approfittavo della agognata vacanza studio all’estero per mettermi in pari col resto del mondo. Lasciavo vuota metà valigia per tornare da Londra o Dublino con vagonate di dischi fantastici, usati o nuovi ma comunque a poco prezzo, che a pochi mesi dall’uscita erano già compresi in offertone tipo 10cd/30£, prendi 5 e paghi 2, cose così. Un sogno. Compravo al buio quei dischi di cui avevo solo letto su Tutto (e anche questo è amarcord: su quella rivista da teenager scrivevano proprio di *tutto* musicalmente, e quindi era perfetta per una quindicenne onnivora come me).
A Dublino, all’alba dei 18, scoprii che i negozi vendevano persino i bootleg. Io e una mia amica passavamo i pomeriggi da Rhythm Records a spulciare fra le registrazioni, e fu lì che mi capitò in mano quello che per me era un piccolo tesoro: It’s all going wrong, il bootleg del concerto dei Nirvana registrato al Bloom di Mezzago, 26 novembre ’89. EmozioneIrripetibile dato che, mi dicono, ora tutti i negozi così sono stati chiusi.

Era il 2001. Stavano per arrivare internet veloce (insomma, una specie) e una carta di credito nel mio portafogli, pronta a essere usata per gli acquisti online. E, di lì a poco, il mio fragile rapporto con i negozi di dischi -che grazie a una maggiore consapevolezza musicale e a qualche entrata in più era appena iniziato- sarebbe praticamente morto in culla.

12 Tonar, Reykjavik

Oggi, se entro in un negozio di dischi è perché cerco qualcosa che vada oltre i dischi. Cerco una persona simpatica e competente di là dal bancone; cerco una buona selezione musicale in sottofondo, da chiedere “Scusa, cos’è che hai messo su adesso?” e far due chiacchiere col negoziante; cerco locandine di concerti e festival; cerco lettori cd o giradischi a disposizione per assaggiare ciò che voglio; cerco comode poltrone per rilassarmi, anche per qualche ora, senza pensieri; cerco libri e riviste da leggere nel frattempo, e perché no, un negoziante che mi chiede se ho voglia di un caffè. Ecco, un posto così l’ho trovato, a Reykjavik, ma non voglio fare l’esterofila a tutti i costi: ci saranno negozi del genere anche da noi, no? Se li conoscete, mi dite dove sono? Perché poi in quei posti ci spendo tanti soldi, garantito.

E un’ultima cosa. Un posto molto simile a quello di cui parlavo sopra, veramente, io lo conosco. Qui da noi. Ci ho anche lavorato, per un po’: è una biblioteca. Sì, in alcune delle biblioteche in cui ho lavorato, o che ho frequentato, si può godere di alcune delle piacevolezze che ho descritto, con una piccola differenza: che lì i dischi non si comprano (e, ammetto che non è una cosa da poco, per via dei diritti d’autore si trovano solo album usciti da più di 18 mesi).
Io però vi consiglio, se bazzicate da queste parti a nord di Milano, di fare un salto in biblioteca a Cesate, a Lainate o a Paderno Dugnano. Hanno una selezione musicale che vi sorprenderà, e spazi amichevoli dove potrete passare un bel pomeriggio.
Fate sapere a tutti quanto apprezzate il lavoro di questi bibliotecari che fanno lo slalom fra regole astruse, disinteresse e scarsità di fondi per riempire le biblioteche con proposte di qualità. Sostenete anche loro. L’educazione musicale passa anche per questa via, e io penso proprio che le biblioteche -che fanno bene, ricordiamolo, alla lettura e quindi alle librerie- possano far bene anche alla musica, e quindi ai negozi di dischi.

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