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Infidi afidi e riscritture varie

Il giardinaggio è mainstream. Perfino un’ignorante come me ci si è buttata, ma è soprattutto la tv che ha iniziato a interessarsene: per dire, adesso a Vendo casa disperatamente c’è la garden designer e anche La7 ha pensato bene di produrre L’erba del vicino.

Questo vuol dire che nei garden center sempre di più sciameranno dei completi dummies. Come me. Dummies in panico per il primo attacco degli afidi, e poi totalmente disorientati davanti a un enorme scaffale con decine di antiparassitari di vario tipo.
L’escalation del terrore continua quando, una volta acquistato l’insetticida più gettonato nei forum di giardinaggio, si apre la confezione e, letti i doverosi warning sull’altissima tossicità del tutto, si passa alle istruzioni per l’uso. Tragedia.
Il linguaggio è estremamente tecnico. Prima ci sono le dosi, la quantità da diluire in acqua, ok.
Poi uno si domanda: sì, ma devo bagnare il terreno oppure le foglie? Sulla mia insalatina gli afidi stanno sulle foglie. Le istruzioni dicono che il trattamento si può fare per irrorazione o per irrigazione, ma non dice quale sia il metodo da preferire.
Inoltre si distingue fra irroratrici a volume normale e irroratrici a basso o ultrabasso volume. E che significa? Io al massimo potrò usare uno spruzzino, tipo quelli per lavare i vetri. E poi, irrorare sarà il termine tecnico, ma se usi nebulizzare, forse capiamo tutti meglio di che cosa stiamo parlando.

L’altra domanda fondamentale è: i miei ortaggi sono venuti a contatto con questo veleno micidiale, posso mangiarli? Quando? Dopo molte riflessioni e una ricerca sul web (quindi, istruzioni #fail) ho concluso che forse la risposta è in questo paragrafo malissimo formulato: “Effettuare al massimo un trattamento l’anno. Sospendere i trattamenti 3 giorni per carciofo, lattughe e altre insalate, 7 giorni per questo, 14 giorni per quello, eccetera”.
Ora, se mi dici che si fa un trattamento all’anno e dopo usi una frase come “sospendi i trattamenti per tot giorni”, mi mandi in confusione. La parola sospendere mi suggerisce l’idea di una cosa che continua nel tempo, si interrompo, e poi riprende. Quindi, o il trattamento non è una tantum come mi hai detto, oppure non capisco cosa mai devo sospendere. Dopo varie ricerche sul web, appunto, ho dedotto che quelle strane indicazioni servono a dirmi quanto tempo dopo il trattamento posso mangiare le mie verdure.

Per finire, altra domanda che sorge spontanea: ma questo trattamento sarà preventivo oppure da fare quando le bestie si sono già manifestate? Nessun accenno sulle istruzioni contenute all’interno della confezione.

Vediamo allora la scheda del prodotto sul sito della casa madre.
Istruzioni molto più corte e un linguaggio più semplice. Nessuna menata sul tipo di irrorazione. Bene. Per il dubbio su quando mangiare la mia insalata provo a leggere un pdf più dettagliato. C’è una scheda che finalmente dice NO all’irrigazione per certe piante, e poi una colonna sui tempi di carenza: è quello che cerco, solo che per sapere che cosa sia il tempo di carenza ho dovuto domandare a Google.

E alla domanda su trattamenti curativi e preventivi e loro modalità, hanno risposto solo i forum di giardinaggio.

Alla fine è andata così: ho comprato l’insetticida, ho letto le istruzioni e sono stata tentata di non provare nemmeno a usarlo perché mi sembrava troppo difficile.

Poi ho fatto qualche ricerca e mi sono tranquillizzata.

È però controproducente per un’azienda lasciare che le informazioni più dettagliate, ma anche ovvie, sui sui prodotti si trovino perlopiù tramite fonti non ufficiali. Per quanto siano frequentati da persone competenti, i forum possono contenere anche una marea di indicazioni sbagliate o distorte, o comunque non conformi a quello che un’azienda vorrebbe comunicare riguardo il suo prodotto. Ma se l’azienda non mi dice nulla, io cerco altrove.

Il produttore avrebbe tutto l’interesse a dirmi come ottenere il miglior risultato dal suo insetticida, ma non si sforza di farlo. Sullo scaffale non si distingue dai concorrenti per chiarezza, e questo è male: perché se avessi trovato almeno un prodotto che riportava, fuori dalla confezione, delle indicazioni chiare, io lo avrei sicuramente preferito agli altri. Anche a prescindere dal prezzo, che già mediamente non è basso per questi antiparassitari.

Nel caso poi del prodotto che ho acquistato, la casa produttrice ha sì un sito ben fatto, corredato di manuali e consigli generali sul giardinaggio, ma a mancare sono proprio le nozioni base per un principiante. Ci sono tanti suggerimenti su che cosa fare, ma non su come farlo.

Che dire? Una sezione di FAQ formulate in modo poco tecnico aiuterebbe molto.
Un video con un tizio che esegue questo benedetto trattamento taglierebbe proprio la testa al toro.

*Le immagini di questo post vengono da Ads of the World e la campagna è della Bruketa&Zinic OM di Zagabria

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2 thoughts on “Infidi afidi e riscritture varie

  1. Il fatto è che questi veleni (perché di veleni si tratta) andrebbero usati con cautela e parsimonia. Spesso, infatti, le “istruzioni” per l’uso di insetticidi e anticrittogamici sono incomprensibili proprio perché in teoria dovrebbero essere usati solo dagli esperti. Già per poter acquistare qualcosa di un tantinello forte è (sarebbe) richiesto un patentino.
    Comunque, giardinaggio tout court o orticoltura? Perché se per scacciare gli afidi dalla tua piantina di insalata usi un pesticida, allora tanto vale mangiare l’insalata del supermercato. L’insetticida più “innocuo”, ammesso anche in agricoltura biologica, è il piretro. A ben vedere, però, non è proprio innocuo, visto che non essendo selettivo uccide anche gli insetti utili, come le api, e può uccidere i predatori degli insetti fitofagi – le lucertole, per esempio. Senza contarne l’ittiotossicità, l’impatto sull’ecosistema e quello ecologico, la tossicità per l’uomo, eccetera.
    Oltretutto il piretro non è neppure tanto efficace, di sicuro non lo è in caso di forti infestazioni, quando è invece richiesto un insetticida più aggressivo, di tipo preventivo (cosiddetti insetticidi sistemici) o a pronto effetto (cioè da usare solo quando si presenta l’infestazione). Ciascuno di questi prodotti ha un periodo di carenza: cioè un numero di giorni che deve trascorrere dalla somministrazione alla raccolta. Nel caso del piretro si considerano in genere tre giorni di carenza, per pesticidi più forti (quelli dell’agricoltura convenzionale) si arriva anche a tre settimane; varia insomma a seconda della tossicità della sostanza e della sua pericolosità in rapporto alla permanenza sulla/nella coltura. È intuitivo che un prodotto che viene dato per irrorazione solo sulla superficie esterna della pianta avrà un periodo di carenza minore rispetto a un altro che viene invece somministrato per irrigazione e che dunque scorre nelle “vene” della pianta.
    Non so se ti ho chiarito granché le idee, finora. :) Io evito quanto più possibile di contaminare quello che mangio con i pesticidi. Poi ovvio, se invece che sull’insalata usi questi prodotti solo sui fiori o sul prato, è un discorso leggermente diverso, diciamo che dipende dalla coscienza ecologica personale e da quanto ci si vuole sbattere per avere un hortus felice. Io comunque lascio fare quanto più possibile alla natura e di puntare soprattutto sulla biodiversità, cosicché le infestazioni vengano, almeno entro termini ragionevoli, contenute naturalmente. Magari se mi ritrovassi l’intero orto invaso dalle cavallette le rincorrerei col kalashnikov. :) Ma l’estremo rimedio lo lascio al male estremo…

    N.B. Le modalità di somministrazione e la carenza sono sempre indicati sulla confezione. L’irrorazione si fa a spruzzo. Va benissimo lo spruzzino casalingo, si diluisce il prodotto nella proporzione consigliata e si nebulizza tutta la parte infestata della pianta sia sulla pagina superiore che su quella inferiore delle foglie, evitando di irrorare i fiori già sbocciati in caso di piante orticole.

    1. Grazie hortense per il commento così dettagliato!
      Alla fine la mia insalatina non è stata avvelenata; è morta per l’invasione degli afidi ma fortunatamente le bestiacce non hanno attaccato altre piante (che era la mia più grande paura). Per cui l’insetticida, che sicuramente ho acquistato troppo d’impulso, è lì sigillato :)

      Rimane però la mia critica al pessimo modo in cui sono state scritte le istruzioni d’uso.
      Se questi prodotti sono tanto pericolosi da richiedere un patentino, allora il modo per disincentivarne l’uso non è sicuramente scrivere di proposito delle note complicate, bensì evitare di venderli nei garden center a fianco dei nani da giardino.

      Io penso che non sia mai giustificabile trascurare la scrittura delle istruzioni e dei manuali d’uso, che dev’essere sempre chiara, informativa, sintetica. E pensata mettendosi nei panni di una persona che sa poco o nulla della materia (o magari ne saprebbe, ma ha un vocabolario ristretto: capita molto spesso).
      Certi settori necessitano di un linguaggio tecnico e preciso, è vero, pena frantendimenti pericolosi; ma questo non vuol dire che bisogna complicare il resto. E poi certi paragrafi che ho citato sono formulati proprio in maniera ambigua, e questo è male.
      Siccome su queste cose ci lavoro, questo pessimo modo di scrivere e che poi vuol dire in generale rapportarsi con il cittadino/cliente/consumatore (che riscontro nei manuali per montare i televisori, nei bugiardini dei farmaci e nella maggior parte delle comunicazioni della pubblica amministrazione) mi ha dato fastidio.

      Comunque, come dici tu, la natura ha fatto il suo corso senza lasciare troppi danni sul mio balcone e quindi sono contenta (ora però vado a casa sperando che non sia venuta la grandine a flagellare ciò che gli afidi hanno risparmiato).
      A presto!

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