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I maglioni sono una cosa seria

Siete intenzionati a comprare un maglione islandese? Molto probabilmente sì, visto che è una delle chiavi di ricerca più usate per arrivare su questo blog, anche il 19 luglio. Allora occhio a non farvi vendere un prodotto, almeno in parte, made in China.

All’inizio di giugno Alda Sigmundsdóttir, l’autrice del blog The Iceland Weather Report, ha riassunto su Facebook le preoccupazioni che ultimamente gli islandesi nutrono riguardo l’autenticità dei loro lopapeysa (affettuosamente chiamati lopi):

The Icelandic Handknitting Association has called attention to the fact that many of the Icelandic sweaters sold in tourist shops (and elsewhere) are actually manufactured in China, though it does not say so on the item. Those who sell them have retorted that the design is Icelandic, as is the wool, and it does not matter where the sweater is knit – it is still just as authentic. ~ Any thoughts?

Segue una serie di commenti molto interessanti, in cui si impara che in Islanda non c’è una legge che imponga di indicare dove sono stati fabbricati i prodotti, e che anche marchi all’apparenza fighi come Farmers Market in realtà inviano disegni e lana (quella sì, 100% islandese) in Cina e si fanno mandare indietro il maglione finito. Peraltro senza che il prezzo finale, parecchio alto, cambi. Può essere comunque plausibile che la domanda sia troppo grande per l’offerta che le volonterose, ma numericamente limitate, mani islandesi sono in grado di sostenere. A Reykjavík il dibattito è aperto.

Anche se il “tradizionale maglione islandese”, così come lo conosciamo, nasce solo a metà del secolo scorso, gli abitanti dell’Islanda lo sentono come un simbolo nazionale, e prendono molto seriamente tutte le questioni che ruotano attorno ai lopapeysa e, soprattutto, alla lana. Lana e pecore islandesi sono definite un “national treasure” in quest’altro articolo del Grapevine che punta il dito contro il maggiore produttore di filati, la Ístex, colpevole di tingere il materiale sia per trasformarne completamente il colore, sia, paradossalmente, per donargli tinte “naturali”:

Thinking about the luxury products that can be found on markets across the world, it is clear that knitters everywhere are always on the lookout for the unique, natural, back-to-basics, exotic yarn. Before the dyeing process, this is exactly what Ístex has. Instead of marketing an authentic, glorious product, they ruin it in the name of consistency. (…) Quit hiding behind empty claims of small business challenges and processes that damage a national treasure, Ístex. Stop being satisfied with a sub-par product that is a laughable excuse for Icelandic wool, fibre enthusiasts. ENOUGH with contentment for the way things have always been! Get with the program and start celebrating Icelandic wool and the way it was meant to be!

Insomma, il lopi-gate quest’estate è esploso.

Qualche consiglio per gli acquisti. Per la qualità unica della lana di pecora islandese e per la tecnica con cui si realizzano i filati, i “tradizionali maglioni islandesi” sono eccezionali: tengono caldo, tanto caldo, e sono quasi impermeabili. Lo confermo per esperienza diretta. Sono maglioni costosi: nei negozi di Reykjavík, Keflavík e degli altri centri turistici vanno in genere dalle 20.000 corone in su (130 euro circa). Idem online. Chi vuole spendere meno può comunque trovare qualche alternativa, se si impegna un po’: potrebbe essere un’idea cercare a Kolaportið, che sostanzialmente è la “Fiera di Sinigaglia” di Reykjavík, oppure nei charity shop della Croce Rossa.
Oppure, com’è successo a me, può fermarsi nel microvillaggio di Búðardalur e scoprire un micronegozio dove una vecchietta vende i maglioni delle sue colleghe locali: la signora non parla inglese, si fa aiutare con i turisti dal nipotino che sta al banco a fare i compiti e segna tutto su un quadernetto. Ma è gentile. E dovrete ravanare fra mucchi di maglioni tutti diversissimi prima di trovare quello della vostra taglia. Ma è divertente. E spenderete solo 9.000 corone!

Se poi volete essere certissimi che il vostro maglione è stato confezionato da
– una donna islandese d.o.c.
– notevolmente figa
– straordinariamente brava come fotografa
potreste contattare Rebekka Guðleifsdóttir e ordinare un pezzo su misura che lei vi spedirà. Ma credo che costi parecchio.

Se poi siete proprio al verde comprate solo la lana (islandese, ovviamente) e imparate a sferruzzare: i pattern ve li fornisce questo programma.

Buon lopi a tutti.

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7 thoughts on “I maglioni sono una cosa seria

    1. Leggendo l’articolo sembra di capire che la Istex abbia quasi il monopolio dei filati in Islanda. Anche su siti come http://www.nordicstore-wool.com/ che vendono tantissimi filati non è indicato se la lana provenga o meno dalla Istex. Probabilmente andando nei negozi del posto si possono avere informazioni più precise e chiedere espressamente della lana non tinta. Dovrei fare una ricerca più approfondita sui produttori islandesi ma purtroppo non conoscendo la lingua è difficile arrivare a questi dettagli :(
      Però magari si può chiedere direttamente all’autrice dell’articolo attraverso il Grapevine.
      Ciao!

  1. “Oppure, com’è successo a me, può fermarsi nel microvillaggio di Búðardalur ”
    DOVE LA SI PUò TROVARE LA SIGNORA COL NIPOTINO?

    1. Il villaggio ha poche anime e un solo shop di maglioni, perciò credo non si possa sbagliare… ma avendo scritto questo post molti anni fa non posso garantire sulla presenza della signora. Il nipotino forse ora avrà la barba :-)

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