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Giappone giorno 1 – I am Tokyo, I am here, I am neon lights on your streets

Tokyo - Kyobashi
Tokyo – Kyobashi

Ci abbiamo messo un po’ a metabolizzare il Giappone e a cominciare a mettere ordine tra millemila foto, ma eccoci qua. Un post per ogni giorno di vacanza, l’impegno è preso; speriamo di finire entro Natale.

Due righe sulla preparazione del viaggio, fai da te no Alpitour, come sempre.
Tutta questa storia comincia a marzo, quando per sfizio do un’occhiata ai voli per Tokyo e trovo 700 euro a/r per luglio-agosto con scalo a Londra. Si può fare.
Poi guardo possibili alloggi su Booking, in zone strategiche tipo Tokyo Station, doppia con bagno e qualche comfort (aria condizionata su tutti) e vedo che siamo sui 40 euro a notte a testa. Si può decisamente fare.
Tempo di chiedere le ferie e il tutto è prenotato.

Primo consiglio: l’early booking degli hotel è un’ottima, ottima idea. Non avessimo prenotato fin da marzo, i prezzi sarebbero lievitati.

Nel frattempo, ci informiamo un po’, sempre fai da te. Vari siti e diari di viaggio online, fra i quali ricordo almeno l’imprescindibile sito di Marco Togni, miniera di consigli, itinerari, foto e video.

Già, l’itinerario: cosa vedere, in una decina di giorni?
Per la nostra prima volta in Giappone la risposta forse è scontata: Tokyo e Kyoto. Con una tappa intermedia un po’ diversa, Hakone, un comprensorio noto per le sue terme che ci rivelerà delle belle sorprese.

E con che mezzo visitare tutto ciò?
Treno! Treno! Shinkansen!
Un paio di mesi prima di partire fra le nostre mani arrivano i voucher per il Japan Rail Pass, una sorta di biglietto Interrail, acquistabile solo al di fuori del Giappone, che dà libero accesso a tutti i treni della Japan Rail (esclusi pochi Shinkansen super diretti).
Con poco più di 200 euro a testa avremo diritto a girare il Giappone in treno in lungo e in largo per una settimana.
Il prezzo è più o meno quello di un solo viaggio “normale”, sullo Shinkansen, da Tokyo a Kyoto. Inoltre il Pass è valido anche per i treni dell’area metropolitana di Tokyo, compresa la linea circolare Yamanote che useremo parecchie volte, e non è poco perché senza Rail Pass il tutto sarebbe abbastanza costoso.
Diverse agenzie vendono online i voucher per ritirare i JR Pass una volta arrivati in Giappone, in uno dei vari uffici che si trovano negli aeroporti e nelle stazioni più grandi. I tagliandi arrivano accompagnati da mappa, orari, depliant e da un’elegantissima guida che sembra uscita da una tipografia elvetica degli anni ’50.
Ed è subito amore.

pass

Per pianificare gli spostamenti in treno e metro è grandioso il sito Hyperdia, con annessa app (gratuita per i primi 30 giorni, quindi da non scaricare troppo in anticipo rispetto alla partenza).
Si selezionano partenza, arrivo e orario e poi calcola tutti i possibili percorsi, indicando prezzo, durata, cambi, stazioni intermedie, coincidenze (di cui ci si può fidare, perché i mezzi spaccano il secondo) e persino il numero di binario del treno, che in Giappone è fisso.

Infine le guide.
La Lonely Planet non sarà proprio indispensabile, anzi su Kyoto l’ho trovata abbastanza confusa per noi che avevamo poco tempo e dovevamo capire quali priorità dare alle tantissime cose da vedere.
Molto utile la guida Tokyo Cartoville del Touring Club, con tante cartine dei vari quartieri, fatte bene e riunite in un volumetto comodo e leggero.
Oltre a questo, è bene procurarsi le mappe della metropolitana e dei treni urbani di Tokyo, più quella degli autobus di Kyoto.

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Il secondo consiglio è proprio sulle mappe. Una delle cose che si sono rivelate più utili per noi è stata preparare su Google Maps una cartina con segnate le cose che non volevamo assolutamente perderci, in modo da consultarla sullo smartphone.
Negli hotel abbiamo sempre trovato il wi-fi per potercela studiare la sera per il giorno dopo, ma se i luoghi sono particolarmente imboscati, o se occorrono le indicazioni stradali, è una buona idea screenshottare i vari percorsi e salvarseli per poi guardarli offline, quando si è per strada (a meno di non noleggiare una SIM dati giapponese).
Una cartina precisa può evitare mezz’ore di giri a vuoto in luoghi in cui orientarsi, per un non Giapponese, è impresa al limite dell’impossibile (provato!).

Bene, siamo pronti.
In valigia praticamente solo calzoncini e magliette, perché ci saranno temperature oltre i 30°C.
Il 27 luglio partiamo da Malpensa alla volta di Heathrow e lì, dopo sette noiosissime ore di attesa e l’acquisto dei cuscini cervicali (10£ ben spesi), un bel volo di 12 ore verso Tokyo Haneda. Volo notturno, che ci permette di dormicchiare arrivando stanchi abbastanza da apprezzare le +8 ore di fuso: arriviamo alle 15.00 ora locale, basterà tirare ora di cena per poi addormentarci di botto e fottere il jet-lag.

All’aeroporto ci prendono le impronte digitali e ci controllano la temperatura, ma le procedure di ingresso sono velocissime, e così l’arrivo dei bagagli.
Per prima cosa andiamo all’ufficio JR per cambiare i nostri voucher con i Japan Rail Pass, scegliendo il giorno da cui partirà la validità, il 31 luglio.
Ecco il lasciapassare che infinite volte mostreremo al personale delle stazioni per accedere ai binari.

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Sempre in questo ufficio acquistiamo la Suica, la carta prepagata per la metropolitana e i treni urbani di Tokyo e Kyoto (e che che funziona anche per i distributori automatici e per i pagamenti in alcuni negozi).
Questo pinguino ci porterà ovunque.
suicaAll’inizio la carta si carica con almeno 500 yen, si rimpingua grazie a comode macchinette automatiche (quasi sempre anche in inglese, ma dopo una sola ricarica si capisce come usarle anche in giapponese), e poi non si fa altro che passarla ai tornelli in entrata e in uscita, dove compariranno su un display la somma rimasta sulla Suica e il prezzo della tratta appena effettuata.
Da notare che più una tratta è lunga e più costa, ma se non si conosce il giusto prezzo e ci si imbarca in un viaggio per cui la somma sulla Suica alla fine risulta insufficiente, niente paura: prima dei tornelli di uscita ci sono le macchinette per ricaricare, o per pagare la differenza in caso si sia acquistato un biglietto singolo dall’importo inferiore.
Antisbatti è il termine che riassume meglio tutto ciò.
Il nostro amore per il Giappone è già alle stelle.

E così Tokyo ci spalanca le porte, anzi i tornelli.
Ma non è né un treno né una metro ciò che ci aspetta, bensì

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Monoraaaaaaail!

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La monorotaia Yurikamome, che ci farà sfrecciare sospesi sulla baia di Tokyo e fra i grattacieli fino alla stazione di Shimbashi. Qui il caldo comincia a farsi sentire. Pochi minuti e arriva il treno che ci porterà alla Stazione di Tokyo, da questo momento in poi il nostro punto di riferimento nella metropoli.
Da lì, uscita Yaesu Central, ci vorrà solo qualche minuto a piedi per raggiungere il nostro hotel, il Sotetsu Fresa Inn Tokyo Kyobashi.

È qui che arriva la prima dimostrazione dell’utilità delle mappe, mappe precise. Con noi abbiamo solo qualche indicazione sommaria per l’hotel e siamo circondati da palazzi di 10 e più piani e da arterie trafficate. Quindi? All’uscita della stazione c’è un pannello con la mappa dettagliata del circondario, perciò ci lanciamo subito nel far corrispondere l’indirizzo “alla giapponese” dell’hotel (cioè con dei numeri che indicano zona/isolato/caseggiato) e i numeri riportati sulla cartina.
Memorizziamo gli incroci e le svolte e ci incamminiamo verso l’ignoto sulla scia di questa ipotesi.
Funziona, siamo i boss dell’orientamento!

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Tokyo – Kyobashi

Check in velocissimo e siamo in camera, microcamera con microletto.
Non addormentiamoci, non addormentiamoci.
Una doccia e ormai è sera (il tramonto è attorno alle 18.00), portiamoci dietro le macchine fotografiche ed esploriamo il quartiere, Kyobashi, in cerca di un posto per cenare.

WOW.
Siamo in una zona di Tokyo che ci piace tantissimo e che ci rimarrà nel cuore, tra il quartiere di Kyobashi, rinnovato da poco, e Ginza.
Le strade sono perpendicolari tra loro, i palazzi altissimi e recenti, la pulizia regna sovrana. Il quartiere è vivo, pieno di ristoranti grandi e piccoli, spesso microscopici, che a quest’ora sono affollati di colletti bianchi che escono dall’ufficio. Tutto è ordinato e vivace allo stesso tempo. L’afa si fa meno pesante e c’è una brezza piacevolissima.

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Riproduzioni di cibo nella vetrina di un ristorante

Sarà questa forse la serata in cui scatteremo più foto ai vari ristoranti in giro per il quartiere, ognuno diverso dall’altro, con le insegne, i menu con le foto e i sampuru, le riproduzioni di cera dei piatti.
La tentazione è di lanciarci in un locale a caso e chiedere quello che hanno preso i vicini di tavolo, ma ammettiamolo: siamo in giro da oltre 24 ore, veniamo da un altro continente e forse non connettiamo più molto bene. Cerchiamo di andare sul sicuro.

E così, la nostra prima cena giapponese in realtà è a base di cucina di Singapore, da Paradise Dynasty Ginza, scelto senza pensarci troppo per via del menu in inglese, dei prezzi indicati in modo chiaro e del fatto che non dobbiamo sgomitare per un posto al bancone.
È una soluzione comoda e sembra tutto molto appetitoso. Ordiniamo zuppa di wanton, “la mian” (noodles in una salsa deliziosa) e pure del pollo fritto e piccantissimo; di sicuro troppa roba, ma dalle foto le scodelle sembravano molto più piccole.
Spendiamo sui 15-20 euro a testa, e questa, non l’avremmo mai detto, sarà forse la cena più cara di tutta la vacanza.
Ottimo inizio.

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Tokyo – Ginza
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Tokyo – Ginza

Girovaghiamo ancora un po’ fotografando i ristoranti della zona, forniti di lanterne di carta e tendine, sì, le tendine di Zio Marrabbio.
Poi torniamo in hotel.

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Vending machines everywhere

Davanti all’entrata ci sono gli onnipresenti distributori automatici di bibite, sparsi un po’ ovunque nelle città giapponesi e ancora di salvezza contro la disidratazione.
Prendere da bere alla vending machine: check.
Per tutta la vacanza punteremo a comprare bottiglie sempre diverse, anche se la mia preferita rimane la Kirin World Kitchen Sparkling Water – Elderflower & Lemon Peel, che però pare esistere solo ed esclusivamente in un unico distributore di Kyobashi. Si vede che anche in Giappone ci sono Uomini delle Macchinette malvagi.

La lunghissima giornata è finita. Distrutti ma ancora eccitati per l’impatto con Tokyo, puntiamo la sveglia per l’indomani e poi crolliamo nel microletto della microcamera.

Le altre foto del Giappone sono su Flickr (in progress).

-continua-

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