Luoghi

Giappone giorno 2 – Cominciamo in cerca di cultura, finiamo ai piedi di un Gundam gigante

Primo risveglio a Tokyo con 35°, sole splendente e un programma serrato da seguire per la giornata.

Usciamo dall’hotel con due cose da fare prima di ogni altra, cioè colazione e prenotazione degli shinkansen per i prossimi giorni. Entrambe le incombenze le svolgiamo a Tokyo Station, ma ancor prima di arrivarci mi rendo conto di aver commesso lo sbaglio più tragico che si possa fare in viaggio: i sandali mi triturano i piedi.
Sosta numero 1 in una specie di minimarket/farmacia della stazione, dove compriamo i cerotti, naturalmente i più improbabili dello scaffale.

cerotti
E anche i più inutili

Sosta numero 2 necessariamente a base di caffeina, quindi ci addentriamo nei meandri della stazione alla ricerca di un locale che soddisfi le nostre esigenze.
Quando dico “meandri” intendo: svariati piani sopra la terra e sotto la terra, corridoi chilometrici, scale, una specie di città nella città con decine e decine di negozi -la mattina presto sono ancora chiusi-, ristoranti che apriranno a pranzo e cena, e naturalmente dei posti per far colazione.
Quello che ci convince di più è Excelsior Caffè, una catena di simil-Starbucks molto diffusa in Giappone, che offre dolcetti vari e una bevanda chiamata “cappuccino” che non è male. La commessa ci chiede se lo vogliamo caldo o freddo e forse si stupisce un po’ quando scegliamo la prima opzione. Notiamo che siamo gli unici del locale a bere il cappuccino classico: tutti gli altri avventori, accanto a tortine e donuts, hanno un bicchierone di caffè/cocacola/altrabevanda pieno di ghiaccio. Alle nove del mattino.

Sosta numero 3 all’ufficio Japan Rail per riservare i posti sugli shinkansen che prenderemo nei prossimi giorni. Anche se abbiamo letto che quasi sempre c’è posto nelle carrozze libere, visto che ai possessori del JR Pass non costa nulla, decidiamo di prenotare i posti per le tratte Tokyo-Odawara, Hakone-Kyoto e Kyoto-Tokyo.
E facciamo bene, perché uno dei treni che pensavamo di prendere risulta già pieno e dobbiamo sceglierne un altro.
Poi, chevvelodicoafare? L’ufficio JR è efficientissimo, non c’è coda e bastano pochi minuti per avere i nostri talloncini.

Tokyo_Odawara

Ora possiamo cominciare a fare un po’ i turisti.
Attraversiamo la stazione per uscire sul lato Marunouchi, quello con la facciata in stile vittoriano, e ci dirigiamo verso il Palazzo imperiale. Solo una parte di questo grandissimo complesso è aperta al pubblico, e si tratta dei Giardini Est.
L’estate non è la stagione più adatta per visitarli, vista l’afa e le scarse fioriture, ma noi ci godiamo ugualmente la passeggiata tra alberi, laghetti, mura ciclopiche ed edifici in legno da cui provengono le urla e i colpi dei combattenti di kendo che si stanno allenando.

Il sole è già a picco

Intanto i cerotti improbabili si rivelano anche inutili, per niente adesivi, quindi torniamo rapidamente in hotel per un cambio scarpe. Dopodiché, in due fermate di metro siamo a Shiodome, un quartiere affollato di nuovi grattacieli che si affaccia sulla Baia di Tokyo.
La nostra destinazione è il giardino di Hamarikyu, ma usciti dalla stazione non è facile orientarsi, e in più abbiamo un certo languorino.
Siamo ai piedi di un grattacielo di uffici e ci accorgiamo che il piano terra è pieno di posticini per un pasto veloce: ci infiliamo dentro, paghiamo pochi yen per un paio di confezioni take away di chirashi (sushi sparpagliato sul riso), e ce le godiamo assieme agli impiegati su alcuni tavolini comuni.
È il nostro primo sushi in Giappone, e per quanto sia stato un pranzo velocissimo e senza pretese, è già anni luce più buono rispetto al 99% del sushi mai mangiato in Italia. Il pesce è freschissimo e ogni pezzo ha il suo sapore peculiare, spiccato, ben distinguibile da tutti gli altri. Ed è anche l’ideale per sfamarsi senza appesantirsi, vista la temperatura che c’è all’esterno.

Rifocillati, possiamo affrontare la caccia al giardino Hamarikyu. Sappiamo che è molto vicino, ma tra i grattacieli, l’autostrada sopraelevata, gli incroci e dei lavori in corso che modificano la viabilità, dobbiamo un attimo guardarci intorno. Può non esserci in giro una mappa? Ma certo che c’è. Ne troviamo una su un pannello, poi un’altra dopo 100 metri, poi un’altra ancora… Taaaac, eccoci all’ingresso del parco.

Il pino di 300 anni
Primo tempio e primo torii della vacanza

grattacielo

Il giardino Hamarikyu risale al Seicento ed è circondato dall’acqua su quattro lati: su tre lati c’è un canale e il quarto si affaccia sulla Baia di Tokyo. Una parte è sistemata “all’europea” con ampi prati e campi pieni di fiori, mentre la parte più antica è tipicamente giapponese, con stagni, canali, collinette e la “casa del tè” in mezzo all’acqua.
È meno monumentale dei Giardini Imperiali, ma è più vario e ombreggiato e ci piace molto di più. Il contrasto con i grattacieli di Shiodome attorno lo rende ancora più interessante.

C’è persino il volatile zen

grattacieli2

In tutto questo ambiente zen giapponesissimo, a un certo punto scorgiamo un baracchino molto italian style con i freezer pieni di gelati, l’ideale per una merenda.
Naturalmente non abbiamo il Winner Taco, il Pino e l’Orsetto, ma ci sono comunque dei degnissimi ghiaccioli. Felson ne arraffa uno dall’inequivocabile colore, e sapore, di arancia, perciò io mi lancio su un invitante ghiacciolo di colore rosa, che sarà certamente alla fragola, no?

#EINVECE

Ma in Giappone ciò che è rosa non è fragola, bensì anko!
Cioè la marmellata dolce di fagioli rossi che viene usata per tantissimi dessert. Ghiaccioli compresi, con tanto di fagioli interi. Comunque, buono e rinfrescante.

Avuta per oggi la nostra dose di giardini e natura, anche nel centro di Tokyo, ci dedichiamo a qualcosa di più scemo, e non ci vuole molto a trovarlo. Un quarto d’ora a piedi e siamo al Pokémon Center di Tokyo Shiodome.
Se avete meno di 12 anni e/o siete molto molto ma molto amanti dei Pokémon, ci passerete le ore e uscirete con tonnellate di gadget.
Noi, che siamo vecchi e amanti dei Pokémon, ma di quelli old style e soprattutto idioti e portatori di beceri doppi sensi (Lickitung, scelgo te!), l’abbiamo trovato un pochino limitato perché a riempire gli scaffali sono soprattutto i personaggi più nuovi e più fighi. Belli, bellissimi, ma io cercavo il mio alter ego Slowpoke, e pur fra centomila pupazzi non l’ho mica trovato.
Vale comunque 10 minuti di visita prima di scappare dalle orde di bambini in berserk, ed è perfetto per comprare dei regalini agli infanti e non, tipo le bacchette facilitate in 3 step per imparare a mangiare come si deve.

Training chopsticks di Pikachu per gli impediti come me

2014-07-29 15.31.11

Salutiamo Pikachu e proseguiamo sempre a piedi per il quartiere di Shiba, verso il Tempio Zojoji.
Si tratta di un tempio buddhista fra i più antichi di Tokyo, quasi del tutto ricostruito nel dopoguerra, molto imponente e circondato da un parco ombroso e affascinante, dove si trovano le tombe di diversi Shogun della dinastia Tokugawa.
Il tempio è famoso anche per le delicate statuette di Jizo, divinità protettrice dei bambini mai nati, raccolte nell’apposito cimitero.

jizo

Non ci tratteniamo molto, anche perché il pomeriggio volge al termine e gli edifici del tempio sono già chiusi. Facciamo quindi un salto alla Tokyo Tower, giusto per vederla da vicino, e poi, visto che siamo ancora arzilli nonostante i chilometri fatti a piedi, decidiamo di dare alla nostra giornata una degna chiusura.

tower

Per prima cosa saltiamo su un treno della linea Yurikamome verso l’isola artificiale di Odaiba. In molti parlano erroneamente di monorotaia, in realtà si tratta di un people mover automatico su ruote che sfreccia in un’apposita sede stradale sopraelevata che attraversa la Baia di Tokyo. Fuck yeah.

yurikamome
Ovviamente il bambino si prende il posto migliore

Odaiba è la fiera del kitsch. Sale giochi si alternano a centri commerciali, che si alternano a megahotel, che si alternano a parchi dei divertimenti, e il tutto ricomincia. J-Pop che esce dagli altoparlanti, luci stroboscopiche, frotte di bambini e adolescenti, zucchero filato, palloncini, giostre, eccetera eccetera.
Il panorama sulla città dall’altra parte della baia e sul Rainbow Bridge però è bellissimo (anche se ci hanno piazzato una Statua della Libertà farlocca). Se ci si mette anche la brezza serale Odaiba diventa un posto persino romantico, o comunque più che consigliabile per uno struscio serale.
Ma noi siamo qui per ben altro motivo.

gundam
L’abbiamo trovato!

Non è facile da beccare, se non sai esattamente dov’è. Ma non potevamo lasciare Odaiba senza averlo visto, e alla fine, dopo l’ennesima camminata a caso, eccolo lì: il Gundam RX-78-2 in scala 1:1, 18 metri di felicità per i nerd e anche per chi non l’ha mai calcolato, in tutta la sua grandezza.
Nelle foto esce una figata, infatti siamo tutti lì a riprenderlo da ogni angolazione.

gundam2
Fa una scena della madonna anche da dietro

Cena a base di yakisoba nel centro commerciale retrostante e poi nuova sessione di foto in notturna: spara fumo, muove la testa e si illumina, silenzioso e bellissimo. Staremmo qui per ore!

gundam3
Credibile anche in versione natalizia

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Dopo questo siamo davvero cotti.
Ultime foto in notturna per il Rainbow Bridge, dietro al quale si intravede la Tokyo Tower (più bella da lontano che da sotto), e poi altro giro sui mezzi pubblici di Tokyo per fare ritorno in hotel.

panorama
Il Rainbow Bridge, dietro c’è la Tokyo Tower
Taxisti di notte

E anche quello che si intravede dai mezzanini delle stazioni ha la sua bellezza, con la città che non si ferma un attimo e la vita notturna che entra nel vivo.
Noi però desideriamo solo il microletto, dove ci addormentiamo in un nanosecondo.

Le altre foto sono su Flickr (in progress).

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