Luoghi

Giappone giorno 3 – Grattacieli e yakitori

Il terzo giorno a Tokyo comincia con la colazione alla stazione e con il primo giro sulla Yurikamome, la linea ferroviaria circolare che in pratica racchiude il “centro” di Tokyo, e tocca alcuni dei quartieri più importanti.
Oggi andiamo a Shinjuku, il che vuol dire: grattacieli, casino, centri commerciali e la seconda stazione ferroviaria più grande del mondo, con 52 binari e 3,6 milioni di persone che vi transitano ogni giorno.
Ha 200 uscite! E infatti facciamo un tot di chilometri sottoterra prima di sbucare sotto il Palazzo del governo metropolitano di Tokyo, la nostra prima tappa della giornata.
Le gambe sono già messe a dura prova.

Il grattacielo, perfetto per essere distrutto dal primo Godzilla di passaggio (ed è proprio quella la fine che fa in parecchi film), ospita al 45° piano delle sue due torri due osservatori, che sono fra i punti più popolari per vedere la città dall’alto. L’entrata è gratuita.
Ci intruppiamo quindi in un ascensore insieme a una scolaresca e in un nanosecondo siamo davanti alle vetrate ad ammirare Sim City. Cerchiamo anche il Monte Fuji, ma nelle giornate afose come questa è proprio impossibile vederlo.

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Per il resto, il Palazzo del governo metropolitano è anche un ottimo punto informazioni per turisti, il tipico luogo dove si possono trovare cartine, opuscoli e souvenir vari, un genere di posto che a Tokyo non ci è sembrato molto comune.
Facciamo incetta di mappe e poi torniamo verso la stazione: dobbiamo “attraversarla” per raggiungere il quartiere dall’altra parte, ma il tragitto è così lungo che preferiamo farci una fermata di metro ed essere certi di sbucare dalla parte giusta.

Qui impariamo una delle lezioni più importanti da conoscere a Tokyo: se non sai con certezza dov’è il posto che cerchi, fai meglio a non cercarlo nemmeno. Perché vorremmo andare da Disk Union, indicato come uno dei migliori negozi di dischi della città, ma sapere che è “appena fuori dalla stazione” ci porta a girare come dei pirla per un paio d’ore sperando di scorgere un’insegna rivelatrice.

Non troviamo nemmeno un wi-fi per consultare Google Maps e quindi ci ripromettiamo di tornare a cercare Disk Union quando avremo le coordinate precise al millimetro. Intanto esploriamo il quartiere, un concentrato di negozi, centri commerciali, ristoranti, caffè, cazzabubbole e sale giochi. Un sacco di sale giochi.
Ce n’è una che si chiama Taito Game Station. Ci addentriamo pensando -visto il nome- di trovarci dei retrogames, ma in realtà è tutta roba nuova e sconosciuta. Vanno moltissimo i giochi con il braccio meccanico per pescare i pupazzi e per un attimo ho la tentazione di spendere tutti i miei Yen per cercare di aggiudicarmi un lama rosa gigante.

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L’insegna vintage è ingannevole
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Povero lama svenuto
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Non abbiamo capito come si gioca con questa specie di lavatrice
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Gli inquietanti conigli rosa confetto
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Tokyo era praticamente invasa dall’orso corrucciato
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Prendi me! Prendi me!

Storditi da migliaia di input visivi e sonori, decidiamo che è ora di mangiare. Abbiamo imparato che gli ultimi piani dei centri commerciali concentrano ogni tipo di proposta culinaria, quindi esploriamo i piani 7 e 8 di Lumine Est e troviamo proprio ciò che cerchiamo.

OKONOMIYAKI!
OKONOMIYAKI!

Sì! La frittatona di Zio Marrabbio! Quella saltata sulla piastra direttamente al bancone. Da Yakimonia Saute ci si può rifocillare con okonomiyaki e teppankayi accompagnati dall’insalata a buffet. Si possono scegliere vari topping fra carne, verdure e salse, e noi andiamo per il beef & bacon: di certo non dietetico, ma buonissimo ed economico.

Per il pomeriggio decidiamo che ne abbiamo abbastanza dell’iperstimolazione di Shinjuku e cerchiamo un posto più tranquillo. A poche fermate di metro, nel quartiere di Harajuku, c’è quello che fa per noi: il santuario Meiji con il suo parco, un memoriale dedicato all’imperatore Matsuhito e all’imperatrice Shoken negli anni Venti.
Più che di un parco, in realtà, si potrebbe parlare di una foresta. Le dimensioni, qui, sono imponenti, cosa insolita per i templi di Tokyo che spesso sono minuscoli e incassati tra alti palazzi. Sono altissimi gli alberi, i torii di legno, sono ampi e lunghi i viali di accesso.
Ottimo per le nostre gambe già a pezzi.
Arranchiamo dietro alcune ragazze graziosamente vestite e munite di ombrello d’ordinanza fino al piazzale principale e poi gironzoliamo un po’ in cerca di ombra, che qui per fortuna non manca.

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Fateci da guida
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I barili di sake donati da ogni parte del Giappone
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La fontana con i mestoli per procedere alla chozuya, la purificazione prima di entrare nel tempio
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Il piazzale principale con l’albero sotto il quale lasciare gli ema, le tavolette con preghiere e desideri
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Incensi, offerte e ricordi in vendita nel tempio

A questo punto siamo decisamente distrutti, ma che ideona: all’uscita del complesso comincia Omotesando, un bellissimo boulevard alberato fiancheggiato da boutique e palazzi firmati dai più grandi architetti. Perché non percorrerlo a piedi fino alla prossima fermata della metro?
Certo! Tra l’altro è quell’ora del pomeriggio in cui tutti i giapponesi si riversano in strada a fare shopping, fare merenda, fare code di centinaia di metri per entrare in un negozio di pop corn (giuro). E poi Omotesando è in salita! Che bello!

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In procinto di essere travolti dalla folla
I ristoranti italiani all’estero riservano sempre grandi momenti di ilarità

E dopo questa giornatina poco stancante eccoci finalmente in hotel per una doccia. Dove andiamo a mangiare stasera? L’idea è di fare un salto veloce a Tokyo Station per una cena leggera, visto che domani sarà una giornata lunghissima con trasferimento in shinkansen e gita full day.
Ma abbiamo già detto che la stazione di Tokyo è in pratica una città nella città con centinaia di negozi e ristoranti, e infatti ci mettiamo almeno un’ora a scegliere il nostro. Ma ne vale la pena.
Prima capitiamo da Daimaru, un depachika (= department store) di 14 piani che dedica tutto il piano terra ai dolci di ogni tipo e il piano interrato alla gastronomia, con una varietà di cibi confezionati e freschi che lascia storditi.
Poi ci ritroviamo, non sappiamo come, all’ingresso di un corridoio fiancheggiato da ogni tipo di ristorante e suddiviso in due aree: carne e pesce.
La nostra scelta cade su questo:

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Pollolandia a Tokyo Station: Torigen!

Torigen è un ristorante specializzato in pollame e il suo piatto forte sono gli yakitori, cioè gli spiedini di pollo. Di ogni parte del pollo. Coscia, petto, cartilagini, fegati, cuori e altre parti non identificate: c’è tutto questo infilzato sui bastoncini che ordiniamo.
Il locale è affollato di persone appena uscite dal lavoro che ridono e chiacchierano rendendo l’atmosfera vivace, ma non chiassosa; il personale non parla inglese ma è gentilissimo, e il menu è in parte tradotto, per cui ci si trova perfettamente a proprio agio. Una birra per accompagnare, e anche questa serata si conclude con una nota culinaria più che interessante.

Le altre foto sono su Flickr (in progress)

 

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