Luoghi

Giappone giorno 6 – Chissà se a Nara vedremo dei cerbiatti

Già, chissà?
Ogni guida turistica su Nara, antica capitale del Giappone dal 710 al 794 e oggi città di 360mila abitanti a 40km da Kyoto, menziona per prima cosa la presenza di innumerevoli sacri cervidi che vagano liberi nella zona dei templi. Ci racconta Wikipedia che fino al 1637 l’uccisione di questi animali era un delitto da pena capitale, mentre oggi le bestie sono state spogliate dei loro attributi divini e si accontentano di essere considerate Tesoro Nazionale.
È dunque con la speranza di incrociare almeno qualche cerbiatto che di buon mattino partiamo da Kyoto con un rapido della linea Miyakoji della Japan Rail alla volta di Nara e del Nara Koen, il parco pubblico che include i templi più famosi, patrimonio dell’Unesco.
Andando a zonzo per una mezza giornata è possibile vedere tutti i luoghi più importanti.

L’importanza dei cervi a Nara è preannunciata persino dai tombini a loro dedicati.

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Foto di Felson

Mentre già all’entrata del parco scorgiamo dei cartelli che ci mettono un po’ d’ansia.

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A quanto pare questi animali sono aggressivi, incazzosi ed esperti wrestler che attaccano bambine e vecchiette con mosse lecite (si segnalano drop kick, body slam e un inequivocabile suplex) e anche illecite (morsi? WTF?). A questo punto speriamo di non incontrarne nemmeno uno!

Sì, certo. Ce ne sono oltre 1.200 che vagano liberi. E affamati. Le bancarelle che vendono i cracker fatti apposta per loro sono blindate da ogni lato. La mattina presto, prima ancora che i turisti comincino ad affollare il parco, i cerbiatti sono già appostati nei punti strategici ad aspettare il proprio pasto.

E muoviti a comprarci del cibo.
E muoviti a comprarci del cibo.

Lungi dal costituire una difficile e ambita preda per safari fotografici, i cerbiatti di Nara tendono piuttosto al photobombing, impallando qualsiasi immagine scattata nel Nara Koen.
Alcuni si mettono in posa come consumati modelli, sorridendo perfino.

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Qualcuno si presta alla scemenza dei turisti (compresa la nostra, non crediate, ma evitiamo le foto personali nel blog; mandiamo avanti ignari giapponesi piuttosto).

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Altri invece non sono amused.

Soon. Foto di Felson.

Ma la maggior parte si comporta da pirla: profanando cimiteri, mangiando alberi fioriti o rubando ombrelli ai visitatori.

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Foto di Felson.

Ogni tanto si levano gli strilli di un bambino incornato, ma tanto i fottuti cerbiatti sanno di essere intoccabili, sono Tesoro Nazionale.

Non puoi farmi niente, faccia di serpente.
Non puoi farmi niente, faccia di serpente.

Ma torniamo alla parte seria della gita fuoriporta. Gli imperatori che regnarono a Nara erano buddhisti, perciò la maggior parte dei templi di questa zona è consacrata a questa religione. Il più grande, il più venerato, il più importante, è il Todai-ji.
Vi si arriva con una breve e affollata camminata, attraversando la grande porta chiamata Nandaimon.

Hai detto che volevi vedere dei cerbiatti?
Hai detto che volevi vedere dei cerbiatti?

Dopodiché si arriva all’edificio principale, la Great Buddha Hall.

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Dentro si trova la più grande statua esistente del Buddha Vairocana, conosciuto in giapponese come Daibutsu. La statua è alta 15 metri, ma le foto non rendono l’idea delle dimensioni. Per rendersi conto di quanto sia grande il Grande Buddha occorre un metro di paragone, come in queste immagini che documentano la pulitura della statua, fatta dai monaci una volta l’anno.

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Il Grande Buddha è certamente da vedere, ma non sperate di trovare qui un’atmosfera piena di spiritualità. Il tempio è pieno di turisti vocianti, nonché di bambini che fanno la coda per passare all’interno di un “tunnel” intagliato in un pilastro di legno: si dice sia grande come una narice del Buddha e che riuscire a sgusciarci porti fortuna.

A noi è piaciuta molto di più un’altra importante area sacra del Todai-ji, chiamata Nigatsu-do. Questo complesso costruito sul fianco del monte Wakakusa funge da splendida balconata sul Nara Koen. È tranquillo e raccolto e la gente ci va per pregare davvero.

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C’è anche un bell’edificio tutto di legno dedicato al “relax” dei pellegrini con tavoli, stuoie, acqua e tè di cui servirsi liberamente. Tuttavia, anche in questi luoghi di calma zen, il pericolo è in agguato:

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Questo è il cartello che mai avrei voluto vedere. Perché vuol dire che la creatura più terrificante del pianeta esiste davvero. In Giappone. A Nara. Lì dove siamo adesso. Se incontro uno di quei mostri, altro che slow & quiet action.
Ma è il nostro giorno fortunato, scampiamo l’ira dei cerbiatti e delle vespe giganti.

Prima di proseguire il giro è tempo di riempirsi la pancia (su, non avevo ancora parlato di cibo, adesso è ora). Scendiamo placidamente la collina per inoltrarci in una zona del parco più pianeggiante e ricchissima di vegetazione. Il bosco qui intreccia quasi un baldacchino sopra le nostre teste, mentre sotto i nostri piedi c’è un intrico di radici che hanno l’aria di essere molto antiche.
Non possiamo non fermarci in un posto idilliaco che si chiama Mizutani-chaya (qui una splendida foto), una casa da tè col tetto in paglia che per pranzo offre anche udon fatti in mille modi. Udon e birra gelata in questa giornata dall’umidità al 100% che sembra di essere nella foresta pluviale. Che cosa volere di più?

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Così rifocillati facciamo una breve puntatina al Kasuga Taisha, un complesso di edifici sacri shintoisti caratterizzato dal rosso brillante che spicca nel verde del bosco, oltre che dalla selva di lanterne di pietra che lo circonda.

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Hai detto cerbiatto?

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Questo santuario è l’ultimo monumento di Nara che visitiamo in questo nostro giro. Abbiamo seguito un itinerario circolare di circa 4km che ci ha permesso di vedere un po’ tutti i luoghi più importanti, ma va detto che il Nara Koen e i suoi dintorni meriterebbero più tempo e più calma.
Noi decidiamo di andar via nel primo pomeriggio per poter visitare, sulla via di ritorno a Kyoto, un altro luogo imperdibile, il Fushimi Inari Taisha con i suoi diecimila torii rossi.
Ma a questo tempio riserverò il prossimo post.

Tante altre foto, come sempre, sono su Flickr (in progress) 

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