Luoghi

Giappone giorno 6 (bis) – Volpi e torii rossi

Continua la nostra giornata di “gita fuori porta”. La mattinata e il primo pomeriggio sotto la pioggerellina tropicale a Nara sono stati bellissimi, ma anche abbastanza faticosi. Non possiamo però rinunciare a fermarci, sulla via del ritorno, al Fushimi Inari Taisha, uno dei più famosi santuari dedicati alla divinità Inari. È uno dei luoghi più visitati e fotografati di tutto il Giappone, e ce n’è ben motivo: è scenografico e spettacolare per i suoi diecimila torii rossi.

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Riprendiamo dunque il treno in direzione Kyoto, stavolta una linea molto meno rapida dell’andata, che rassomiglia a una specie di metropolitana di superficie con tantissime fermate. Quindi è già pomeriggio inoltrato quando scendiamo nella minuscola stazione di Fushimi Inari, attraversiamo la strada e siamo già all’ingresso di questo grandissimo complesso che, oltre alle strutture principali alle pendici del monte Inari, comprende anche un sentiero di 4 chilometri che si snoda nei boschi, fino alla cima del monte, ed è costellato appunto dai famosi torii.
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Poco oltre l’ingresso, dunque, ci sono i principali edifici dedicati al culto e le bancarelle che vendono dolciumi e oggetti votivi.

L'honden del Fushimi Inari Taisha
L’honden del Fushimi Inari Taisha

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In questo santuario si trovano anche migliaia di statue e oggetti che raffigurano la volpe (kitsune), animale considerato messaggero di Inari, dio del riso. Nella cultura giapponese la volpe è oggetto di una grande venerazione e riveste una miriade di significati. La pagina di Wikipedia in proposito è molto ben fatta. Al Fushimi Inari Taisha le volpi sono ovunque, non solo “a guardia” dei templi, ma anche negli ema – le tavolette votive – e nei biscotti della fortuna venduti nei chioschi.

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La volpe ha in bocca le chiavi del granaio
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Quest’altra ha in bocca le spighe di riso

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C’è molto da vedere in questo complesso di templi ma il sole sta già calando, e c’è poco tempo per godersi la parte più bella del Fushimi Inari Taisha, cioè il sentiero dei torii. Ne percorreremo solo un breve tratto perché il buio sta calando, e in effetti andiamo controcorrente rispetto al fiume di turisti che invece discende per tornare a casa. Poco male.
Il sentiero comincia con una serie di torii imponenti:

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Poi diventano via via più piccoli e fitti, fino a formare una galleria di rosso vermiglio che quasi non lascia spiragli per vedere l’esterno.

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A un certo punto, addirittura, il sentiero si sdoppia per un breve tratto, per poi riunirsi:

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Quando si sale, i torii presentano un “lato” liscio, mentre tornando indietro si vedono le iscrizioni che li adornano. Ogni torii è stato donato da un’azienda giapponese e queste scritte ne indicano il nome, oltre alla data della donazione.
Inutile dire che questo scenario è l’ideale per fare foto su foto e l’ora tarda ci aiuta anche a realizzare qualche scatto senza turisti, una vera rarità!

Le 2-3 ore per percorrere tutto il sentiero sono inaffrontabili, ma torniamo comunque soddisfatti alla stazione di Fushimi-Inari per tornare a Kyoto. E alla stazione troviamo una sorpresa inimmaginabile: per il prossimo treno è annunciato un ritardo di ben 18 minuti! Pensiamo che per fare accadere una cosa del genere debba esserci stata una vera catastrofe, ma i giapponesi che affollano il binario all’ora di punta non sembrano particolarmente scossi dalla cosa.

Ad ogni modo riusciamo a tornare in hotel in tempo utile per una doccia e per la carrambata (preparata) della vacanza, cioè una cena fuori con i nostri amici Alessandro e Paolo. Sia noi che loro abbiamo infatti organizzato un viaggio in Giappone, senza saperlo, nello stesso periodo e con la tappa di Kyoto in comune, nello stesso hotel… Dovevamo trovarci a migliaia di chilometri da casa, in un ristorante cinese di Kyoto Station, per riprendere il filo dei soliti spetteguless ;)
Alessandro e Paolo sono già stati a Tokyo e tra l’altro ci daranno un suggerimento bomba per quando ci passeremo gli ultimi giorni della vacanza.

Ma con questo sto già andando troppo in là: per ora buona notte, domani si va ad Arashiyama per scoprire cos’è lo zen.

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