Luoghi

Giappone giorno 7 – Zen e street food

Ultimo giorno a Kyoto e ultima occasione per un’altra bella infilata di templi, dei quali la città abbonda. Dopo i monumentali edifici buddhisti di Nara e dopo l’infilata di torii rossi e di santuari shintoisti di Fushimi Inari, oggi è la volta della spiritualità zen. Alzandoci di buon mattino e dopo una colazione direttamente sui binari di Kyoto Station, partiamo verso Arashiyama, un sobborgo a ovest della città raggiungibile in una mezz’ora di treno. Arashiyama è una meta popolarissima per via dei suoi molti siti d’interesse culturale e naturalistico. Il monte Arashi, con i suoi boschi, e il fiume Ōi che scorre tranquillo contribuiscono a creare uno scenario idilliaco punteggiato di costruzioni formato mignon. Appena scesi dal treno ci dirigiamo verso un pannello informativo con cartina dei dintorni, non perché ci siamo già persi ma perché vogliamo pianificare il nostro itinerario. Tuttavia un anziano signore del posto, scorgendoci intenti a indicare la mappa, conclude che ci siamo evidentemente smarriti in cerca del famoso bosco di bambù: e quindi decide per noi, sarà quella la nostra prima tappa. Prima ci indica la via e poi, vedendo che tardiamo a muoverci (“Ma vogliamo veramente cominciare con il bosco?” non c’è tempo di chiedersi), trae l’ovvia conclusione che siamo un po’ tardi, e quindi ci intima di seguirlo portandoci a destinazione. Ok, va bene così! 16071458065_f5009d3f41_z Salutato e ringraziato il vecchino, eccoci sul magnifico sentiero che attraversa il bosco di bambù di Arashiyama. Qualcuno ha detto “La foresta dei pugnali volanti“? Sì, sembra proprio l’ambientazione adatta a un bel wuxia e, anche se il film di Zhang Yimou è stato girato in Cina, l’atmosfera del bosco di Arashiyama è molto cinematografica. Pare che il suono del vento che soffia tra i fusti del bambù di Arashiyama sia stato inserito un una lista di “Cento suoni giapponesi da preservare”. Quando arriviamo noi non si muove foglia per via dell’afa, ma ciò non toglie nulla alla bellezza del luogo: mille sfumature di verde e giochi di luce e ombra fanno di questa particolarissima foresta un’ottima scelta per cominciare a immergersi nel mood zen di Arashiyama. E da uno stagno limaccioso si leva in volo persino un notevole airone (airone?). 16010721489_d0ea7e3e29_z

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Subito ribattezzato Uccello d’Acqua di Nanto

Visitato il bosco di bambù, la tappa successiva è quasi obbligata: si tratta del Tenryū-ji, uno dei templi più importanti per il buddhismo zen, e precisamente della corrente Rinzai. Tenryū-ji significa “tempio del drago celeste”; la leggenda infatti narra che un sacerdote sognò un drago emergere dal vicino fiume, e in quel punto venne edificato il complesso, nel 1345. Accedere al tempio dal bosco di bambù significa scegliere un’entrata secondaria, che ci fa cominciare la visita non dall’ingresso dell’edificio, ma dal giardino zen, che è un capolavoro assoluto. 16156500629_843f5075fa_z 15601084594_bd34d37cc9_z L’aspetto del giardino è studiatissimo in ogni sua parte, la composizione dà un senso di armonia ma anche di estrema naturalezza. Dopo essersi persi fra sentieri e aiuole con centinaia e centinaia di specie arboree differenti si scende fino al punto focale di questa architettura verde, e cioè il grande stagno nel quale si riflette, da una parte, la collina con le sue piante d’acero, e dall’altra l’edificio principale del tempio, con la sua lunghissima veranda in legno costruita apposta per godere di questo spettacolo eccezionale. 16222649042_12cd009b08_z 16222661612_05bef12f92_z Il tempio è meraviglioso. Strutture in legno, pareti di carta, ambienti vuoti e un continuo gioco di dentro-fuori che rende edificio e paesaggio parte dello stesso capolavoro. Non è un caso che questo sia il tempio nel quale abbiamo trascorso più ore in tutto il nostro viaggio, passeggiando con calma (scalzi, naturalmente) e godendoci ogni angolo: dalle sale con i tatami in cui meditare, ai camminamenti coperti che uniscono i diversi edifici, alle verande da cui ammirare non solo lo stagno, ma anche la ghiaia rastrellata con cura e le piante meticolosamente potate. 16239263892_387c1b9c1a_z 16329704576_e287188f08_z 15722768773_7150142ef9_z 16316764936_92b0f73bcc_z 16107082138_dc8677bcaf_z 16240136115_405260ce90_z Tutto è così armonioso e zen che, a un certo punto, fa la sua comparsa un gruppo di signore giapponesi davvero da cartolina. Già le ragazze, con i loro kimono dai colori vivaci, sono sempre un ottimo elemento scenografico nei templi giapponesi, ma queste donne, con i loro abiti dalle tinte tenui, sono di una classe unica. Non avrei saputo comporre un quadro più perfetto. 15674736453_e97bbdfe71_z 16108458619_771f6b15a0_z

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No, non vengono dal periodo Edo, anche loro hanno lo smartphone.

Direi che dopo questa visita siamo proprio in pace col mondo, pervasi di calma zen, di equilibrio e di armonia. Abbiamo perso la cognizione del tempo, ma non c’è problema: se la mente è tra le nuvole, lo stomaco non ci pensa due volte a riportarci in dimensioni più prosaiche. Fame! Usciti dal tempio, però, gironzoliamo per il quartiere senza che nessun ristorante o chiosco, tutti affollati di turisti, ci attiri particolarmente. Quindi prendiamo una decisione coraggiosa: torniamo a Kyoto e raggiungiamo il favoloso Nishiki Market. Vale la pena rimandare il pranzo pur di giungere nel paradiso dello street food! 16317981247_97877a1e95_z Nishiki Market è sostanzialmente una galleria coperta, lunghissima e stretta, ai lati della quale si aprono tantissime botteghe che vengono ogni tipo di genere alimentare: frutta, verdura, pesce, dolciumi e ogni sorta di specialità già pronta, da mangiare al momento. Un po’ nascosta ma non troppo difficile da trovare, è situata in un quartiere tutto dedicato al commercio, in cui persino i templi shintoisti si confondono con i negozi.

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Nara zuke: se ho capito bene, una sorta di cetriolo conservato nei residui di lavorazione del sake.

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Questo è un impasto ignoto che viene preso a mazzate.

Quanto al nostro pranzo, non sappiamo resistere al richiamo del fritto! Ce n’è di tutti i tipi, soprattutto a base di pesce. Una specialità che volevamo da lungo tempo assaggiare è il takoyaki, sfere di pastella fritta ripiene di polpo che vengono preparate con incredibile velocità e precisione negli appositi stampi e poi ricoperte di salsa. Sembrano un po’ delle crape pelate e infatti scopriamo che, alcuni anni fa, una catena di chioschi di takoyaki ha scelto come testimonial Pierluigi Collina. 16378481026_8c756b16e2_z 15784424413_9f40241793_z 16233124079_24ba61c46a_z 16231657518_71727120be_z Sempre per rimanere dalle parti del polpo, l’altro cibo strano assaggiato al Nishiki Market si chiama tako tamago: sono mini-polpi di un rosso brillante, infilzati su uno stecco, che hanno la testa ripiena di un uovo di quaglia. 15883862343_9b9b08f012_z 16502257901_1e7c685a3f_z Anche per il dessert al Nishiki Market non c’è che l’imbarazzo della scelta. Cerchiamo e troviamo un invitante baracchino che prepara taiyaki, cioè tortine a forma di pesce preparate con un impasto tipo waffle pressato in uno stampo rovente e ripieno, nel nostro caso, di anko, cioè di pasta di fagioli rossi dolci. In pratica il venditore ci mette in mano una barra di plutonio a novemila gradi e dopo un quarto d’ora di raffreddamento possiamo gustare il nostro dolcetto, seduti su una panchina mentre osserviamo la straordinaria umanità attorno a noi. 16538758591_c12fedfa58_z

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WTF?!

Tra l’afa e il fritto è proprio tempo di farsi una bella doccia. Nel pomeriggio rientriamo in hotel per poi concludere la nostra permanenza a Kyoto con una cena veloce.
Torniamo, come d’abitudine, in zona Kyoto Station per addentrarci nel fantastico negozio di elettronica Yodobashi Camera, del quale però racconterò in occasione della visita all’analogo (ma ancora più grande) negozio di Tokyo. L’ultimo piano del megastore è, come sempre, dedicato alla ristorazione, e stavolta scegliamo la cucina coreana. Non ho idea di come si chiami il piatto di carne e verdure, ma era squisito; idem il riso e l’alga, e in teoria anche la zuppa di gamberi e tofu, non fosse che al primo boccone la sua piccantezza mi manda in un trip peggiore di quello di Homer alle prese con il peperoncino psichedelico. WP_20140803_005-mod2 E con questo salutiamo Kyoto! Domani verremo nuovamente catapultati nella frenesia di Tokyo, e non vediamo l’ora. Tante altre foto del Giappone qui (in progress).

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