Luoghi

Giappone giorno 9 – I ritmi insostenibili dello shopping nipponico

A Tokyo lo shopping, anche se al 90% limitato al window shopping (= guardare e non toccare), per noi è diventato un’attrazione e un’esperienza in sé. Bisogna goderselo come studio antropologico e accettare che si verrà travolti: dalle ondate di folla e dalla sovrabbondanza di qualsiasi cosa, in qualsiasi versione, sugli scaffali.

Con l’avvicinarsi della fine del viaggio, quindi, abbiamo deciso di dedicare una giornata intera ai negozi.
Non avrò moltissimo da far vedere o da raccontare, anche perché girare per centri commerciali è anche più faticoso che farlo per monumenti, e la macchina fotografica è spesso rimasta nella borsa; ma alcune cose sono state degne di nota.

Non si poteva non cominciare con Shibuya, tra centri commerciali, megaschermi e stormi di teenager.
Con un po’ di fatica per via dei lavori in corso alla stazione troviamo l’uscita dedicata al cane Hachiko, quello dalla storia tristissima. Non starò a ri-raccontarla perché se no annego in un mare di lacrime; se anche voi vorreste morire ogni volta che vedete la puntata Cuore di Cane di Futurama potete capire. A Shibuya ci sono una fotografatissima statua di bronzo e una specie di bassorilievo che ricordano questo esempio di fedeltà canina che va oltre la morte.

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Poi si attraversa per forza uno dei più famosi attraversamenti pedonali del mondo, lo Shibuya Crossing, che si percorre sia in direzioni ortogonali, sia in diagonale, contemporaneamente e fermando quindi del tutto il traffico. La mattina presto, sotto il sole martellante di agosto e con i negozi che stanno appena tirando su le saracinesche, è quasi deserto per gli standard di Tokyo.

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Non c’è che l’imbarazzo della scelta tra negozi moda, elettronica e gadget -francamente tutti uguali, dopo un po’- ma noi abbiamo una meta precisa: Tokyu Hands. A Tokyo ci sono diversi punti vendita di questa catena e quello di Shibuya è il più importante. Cosa ci si trova? Giocattoli, inclusa una fantastica selezione di giochi scientifici; una sterminata scelta di gadget, abbigliamento e strumenti utili per i viaggi; millemila prodotti per l’igiene personale; complementi d’arredo; attrezzi per il bricolage; cazzabubbole per pulire, organizzare e decorare la casa. E poi un’enorme scelta di articoli per l’hobbistica e la cartoleria, il mio paradiso. Sette piani di felicità, souvenir e regali stilosi a un prezzo ragionevole. Anche qui, come era successo da Yodobashi Camera ad Akihabara, l’accumulo e la varietà possono sopraffare.

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Sistemati decine di amici e parenti con i regalini di Natale forniti da Tokyo Hands, ci dedichiamo ai negozi di vestiti. Dominano la scena Forever 21 e Shibuya 109, quest’ultimo multipiano, multimarca, multitutto. Se volete vestirvi come una teenager fashionista di Tokyo, dovete venire qui. Mediamente costoso e occhio: data la corporatura esile delle ragazze giapponesi, vi sarà molto difficile trovare qualcosa che vi entri. Io che porto una 42 ho provato più volte a non riuscire nemmeno ad allacciarmi la taglia più grande a disposizione per delle gonne… Frustrante, anche se, una volta acchiappata una loro XXXL, la commessa fuori dal camerino mi ha gratificata con uno squillante “Kawaii!”.

Dopo quello che ci sembra un lunghissimo girovagare, ma sempre nel raggio di 200 metri dalla stazione di Shibuya, a un certo punto, senza averlo programmato, ci troviamo nel famoso Starbucks che offre la miglior vista possibile e gratuita sullo Shibuya Crossing. Ovviamente, foto.

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Timbrato il cartellino a Shibuya, ci spostiamo non di molto per tornare a Shinjuku, altro quartiere dello shopping dove, qualche giorno prima, avevamo provato a cercare senza successo Disk Union. Stavolta abbiamo abilmente screenshottato le mappe di Google con il percorso a piedi per trovare questo negozio, indicato come uno dei migliori della città per i dischi. Intanto scopriamo, una volta arrivati al posto giusto, che la Lonely Planet è completamente imprecisa: Disk Union non è un negozio, ma diversi negozi sparsi a Shinjuku, in diversi edifici. Quello principale è alto e stretto e ogni piano è dedicato a un diverso genere: rock internazionale, rock e indie giapponese, cd e dvd, progressive. In altri edifici ci sono la classica, il jazz, il blues, l’hip-hop, il metal, il punk e altro ancora. Molto interessante la scelta di cd e vinili usati.

Nel pomeriggio completiamo la triade dello shopping: dopo Shibuya e Shinjuku andiamo ad Harajuku. Questa zona l’avevamo già sfiorata quando avevamo visitato il santuario Meiji. Poco lontano dalla supercommerciale e costosa Omotesando c’è Takeshita Dori, stretta e affollatissima da torme di ragazzine che si vestono strane, mangiano crepes e altri dolciumi dolcissimi e portano coroncine di fiori tra i capelli (l’anno scorso sembrava la moda dominante). Già Takeshita Dori è un po’ meno puzza sotto il naso e un po’ più divertente di Shibuya, per quanto sempre troppo affollata; ma ciò che è veramente interessante è allontanarsi da questa via per trovare subito una serie di vicoli molto pacifici e un po’ più alternativi, come tipologia di negozi.
Bastano davvero pochi passi, e dal casino si passa a una quiete in cui fermarsi a guardare le vetrine e fare dentro-fuori dai negozietti torna a essere una cosa piacevole.

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L’inizio di Takeshita Dori
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Non si sa perché in Giappone c’è questo binomio cani-stazioni

E questo è tutto per una modesta giornata di shopping giapponese. Molto prosaica, ma prometto che nel prossimo post (senza lasciar passare tre mesi) ci sarà vera poesia: quella dello Studio Ghibli.

Le altre foto (in progress) sono su Flickr.

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